Il Greco Moderno e la tradizione linguistica della Grecia Antica
Pubblichiamo di seguito un interessante e completo articolo di Patrick Manuello sui rapporti e la continuita' eeistente tra il Greco Moderno e il Greco Antico, con numerosi accenni al percorso storico che la lingua ellenica ha fatto dal suo periodo piu' arcaico ad oggi. L'articolo evidenzia tematiche glottologiche, sintattiche, lessicali, oltre che - per l'appunto - storiche, con notevole uso di esempi di immediata comprensione. Consigliamo la lettura non solo a quanti siano interessati all'apprendimento del Greco Moderno, ma anche a tutti gli appassionati della materia e di "cose elleniche" in genere, in quanto riteniamo che l'approfondimento e l'analisi di una lingua sia importantissimo per comprendere al meglio lo spirito e la storia di una nazione. L'autore, laureato in Lettere classiche presso l'Università degli studi di Genova, e'stato allievo dei grecisti Prof. Leonardo Paganelli, Prof.ssa Lia Raffaella Cresci, Prof. ssa Anna Maria Mesturini e Prof. Franco Montanari. I suoi principali interessi scientifici vertono su: l'epica omerica, la tragedia greca, la poesia ellenistica, il greco antico e moderno. Cura un blog dedicato alla lingua e letteratura greca antica e moderna http://greciaantica.blogspot.com e collabora al progetto anglosassone www.stoa.org/sol/, sito dedicato alla traduzione integrale inglese del lessico bizantino Suda. Recentemente ha tradotto in italiano la petizione relativa alla restituzione dei marmi del Partenone (I marmi di Elgin) www.returnthemarbles.com Buona lettura!
Roberto Paulillo
IL GRECO MODERNO E LA TRADIZIONE LINGUISTICA DELLA GRECIA ANTICA di Patrick Manuello I Premessa II Itaca di K. Kavafis III Pronuncia del greco moderno IV L’articolo determinativo e indeterminativo V Declinazione dei sostantivi VI Aggettivi del greco moderno VII Congiunzioni VIII Preposizioni IX Il sistema verbale X Permanenze della lingua greca antica: Archiloco fr. 13 West I PREMESSA Non si sottolinea mai abbastanza il fatto che il greco non è l’illustre relitto di una civiltà gloriosa ormai scomparsa e che, a partire dall’età micenea ad oggi, questa lingua indoeuropea continua a produrre capolavori letterari inimitabili e fondamentali per la formazione morale ed intellettuale dell’occidente. Dai poemi omerici a Kavafis, infatti, il greco ha accompagnato l’intera storia dell’Europa, è passato dall’età di Pericle al mondo bizantino e alle invasioni barbariche, dalla rivoluzione francese ad oggi, riuscendo a conservare e a mantenere vive, pur evolvendosi come ogni lingua, radici micenee, vocaboli usati da Platone, da Sofocle o dagli evangelisti. Si tratta, dunque, di un patrimonio linguistico assai prezioso sia per il linguista che per lo storico della letteratura. Sfortunatamente, nella scuola italiana, a parte qualche caso isolato di sperimentazione, viene insegnata soltanto la lingua greca antica, mentre uno studio comparativo della lingua classica e di quella moderna sarebbe auspicabile al fine di far comprendere agli studenti non solo l’evoluzione storica della lingua, ma anche la sostanziale continuità linguistica tra la Grecia antica e quella moderna (ed in aggiunta a questo patrimonio di conoscenze, un approccio generale al greco moderno porterebbe ad un positivo e fecondo incontro con la cultura greca contemporanea). Scopo di questo articolo, che non ha alcuna pretesa di completezza, pertanto, è l’introduzione ad una realtà linguistica ancora viva e produttiva.
II ITACA DI K. KAVAFIS Il testo che propongo, in originale e nella mia traduzione, come punto di partenza per lo studio del greco moderno è, probabilmente, uno dei testi poetici più famosi della letteratura greca moderna: Itaca di Costantino Kavafis (1863-1933). Per pura semplicità ho trascritto il testo secondo la grafia moderna (uso del solo accento acuto in parole polisillabiche ed assenza di spiriti), dato che l’originale era scritto secondo la grafia del greco classico. Σα βγείς στον πηγαιμό για την Ιθάκη, να εύχεσαι νάναι μακρύς ο δρόμος, γεμάτος περιπέτειες, γεμάτος γνώσεις. Τους Λαιστρυγόνας και τους Κύκλωπας, τον θυμωμένο Ποσειδώνα μη φοβάσαι, τέτοια στον δρόμο σου ποτέ σου δεν θα βρεις. Αν μεν η σκέψις σου υψηλή, αν εκλεκτή συγκίνησις το πνεύμα και το σώμα σου αγγίζει. Τους Λαιστρυγόνας και τους Κύκλωπας, τον άγριο Ποσειδώνα δεν θα συναντήσεις, αν δεν τους κουβανείς μες στην ψυχή σου, αν η ψυχή σου δεν τους στήνει εμπρός σου. Να εύχεσαι νάναι μακρύς ο δρόμος. Πολλά τα καλοκαιρινά πρωϊά να είναι που με τι ευχαρίστησι, με τι χαρά θα μπαίνεις σε λιμένας πρωτοειδωμένους· να σταματήσεις σ'εμπορεία Φοινικικά, και τες καλές πραγμάτειες ν'αποκτήσεις, σεντέφια και κοράλλια, κεχριμπάρια κ'έβενους, και ηδονικά μυρωδικά καθε λογής, όσο μπορείς πιο άφθονα ηδονικά μυρωδικά· σε πόλεις Αιγυπτιακές πολλές να πάς, να μάθεις και να μάθεις απ' τους σπουδασμένους. Πάντα στο νου σου νάχεις την Ιθάκη. Το φθάσιμον εκεί είν' ο προορισμός σου. Αλλά μη βιάζεις το ταξείδι διόλου. Καλλίτερα χρόνια πολλά να διαρκέσει· και γέρος πια ν'αράξεις στο νησί, πλούσιος με όσα κέρδισες στον δρόμο, μη προσδοκώντας πλούτη να σε δώσει η Ιθάκη. Η Ιθάκη σ' έδωσε τ'ωραίο ταξίδι. Χωρίς αυτήν δεν θάβγαινες στον δρόμο. Άλλα δεν έχει να σε δώσει πιά. Κι αν πτωχική την βρεις, η Ιθάκη δεν σε γέλασε. Έτσι σοφός που έγινες, με τόση πείρα, ήδη θα το κατάλαβες η Ιθάκες τι σημαίνουν. Quando esci per andare ad Itaca, prega che sia lungo il viaggio, pieno di avventure, pieno di conoscenze. I Lestrigoni ed i Ciclopi, l'irato Poseidone non temere, tali creature mai sulla tua rotta troverai, se rimane elevato il tuo pensiero, se un'emozione profonda l'anima ed il corpo sfiora. I Lestrigoni ed i Ciclopi, il selvaggio Poseidone non incontrerai, se non li porti nell'anima, se il tuo cuore non te li mette davanti. Prega che sia lungo il cammino, che molte siano le mattine estive, durante le quali con che piacere, con quale gioia entrerai in porti visti per la prima volta. Fermati negli empori fenici e compra le belle cose: madreperle e coralli, ambre ed ebani, aromi voluttuosi di ogni genere, quanto più puoi voluttuosi aromi; e vai nelle molte città d'Egitto ad imparare, ad apprendere dai loro sapienti. Abbi sempre Itaca nella mente. L'arrivo laggiù è il tuo destino. Ma non fare forza al tuo viaggio. Meglio che duri molti anni e che ormai vecchio approdi all'isola ricco di quanto hai guadagnato nel tuo cammino. Non aspettarti ricchezze da Itaca. Itaca ti ha dato il bel viaggio. Senza di lei non saresti partito. Non ha più altro da darti. Ed anche se la trovi povera, lei non ti ha preso in giro Sei diventato così saggio ed esperto che ormai capisci cosa significhi Itaca. III PRONUNCIA DEL GRECO MODERNO Rispetto al greco antico si noti: υ [i] η [i] β [v] βασίλισσα [vassìlissa] αι [e] αϊ [ai] οι [i] οϊ [oi] ει [i] ου [u] αυ [av] [af] [av] davanti a vocale e consonante sonora, [af] davanti a consonante sorda ευ [ev] [ef], [ev] davanti a vocale e consonante sonora, [ef] davanti a consonante sorda υι [i] ζ [zh] come nell’it. rosa σ [s] come nell’it. sole δ [dh] come nell’inglese the θ [th] come nell’inglese think γ [gh] come nello spagnolo fuego γι [yi] γε [ye] χ [ch] come nel toscano casa μπ [b] [mb] ντ [d] [nd] τζ [g] [dzh][tzh] γγ [ngh] γχ [nch] γκ [g] duro [ng] Nel greco moderno le consonanti doppie si pronunciano scempie (attenzione, però, a σσ [ss] ). Queste regole, sinteticamente elencate sopra, possono creare confusione a chi entra in contatto per la prima volta con la lingua moderna, soprattutto se possiede una discreta conoscenza della lingua classica. Vanno fatte due osservazioni fondamentali: -a livello di ortografia il greco moderno appare piuttosto conservativo nel senso che mantiene abitudini grafiche risalenti all’introduzione dell’alfabeto ionico per la grafia del dialetto attico (403 a. C.), fatto che, indubbiamente, ha il vantaggio di facilitare il riconoscimento di forme classiche. -esiste, però, una forte discrepanza fra l’ortografia e la pronuncia al punto che l’attuale grafia greca sembra essere inadeguata a rappresentare razionalmente la pronuncia moderna del greco. Si noti, ad esempio, che a [i] corrispondono η, οι, ει, υ, ι (itacismo). Questo fatto, facilmente osservabile negli apparati critici delle edizioni critiche dei classici greci, per un conoscitore del greco classico può essere considerato di poca importanza a livello di correttezza ortografica, dal momento che, conoscendo bene la grafia antica, non sarà difficile evitare gli errori di ortografia più grossolani (difficilmente un antichista potrebbe avere problemi con la grafia di ειρήνη!). Ma per un bambino greco delle elementari o per un adulto non abituato a leggere passi antichi il problema non è così semplice come può sembrare. Va osservato che il fenomeno dell’itacismo non è una sorta di “corruzione” moderna dell’illustre lingua classica, dal momento che esso risulta attestato a partire dall’età ellenistica in papiri ed iscrizioni. Nei papiri egiziani, infatti, a partire dalla metà del III sec. a. C. si riscontrano confusioni fra ει ed ῑ, η si confonde con ῑ a partire dalla metà del II sec. a. C., mentre αι ed ε vengono confuse nel II sec. a. C. . A proposito di questo ultimo fenomeno, si noti che un passo(v. 852) della Lisistrata di Aristofane (411 a. C.), poiché contiene una battuta giocata sulla somiglianza fra Παιονίδης ed il sostantivo πέος (it. pene), sembra essere la testimonianza più antica di una pronuncia simile a quella attuale (αι pronunciato come ε). Un frammento famoso di Cratino (45 k-a), invece, testimonia inequivocabilmente che nel V sec. a. C. ad Atene η non veniva pronunciato [i], mentre β corrispondeva a [b]. Il commediografo, infatti, riproduce il verso della pecora scrivendo βῆ βῆ. Ho menzionato questo frammento di Cratino in quanto è la più convincente prova (ma si pensi anche alle traslitterazioni latine del greco) in grado di dimostrare che la pronuncia attuale del greco non corrisponde a quella dell’Atene del v sec. a. C. . In Grecia, infatti, si insegna che la pronuncia attuale è uguale a quella classica (anzi sarebbe uguale anche a quella omerica), tesi che non ha alcuna evidenza scientifica e che non è priva di implicazioni ideologiche estranee al mondo della glottologia. Se è vero, dunque, che nella Grecia ellenistica, imperiale e bizantina la pronuncia del greco non era molto diversa da quella attuale, è altrettanto vero che per l’età arcaica e classica, prendendo come punto di riferimento Atene, il discorso è insostenibile. La pronuncia erasmiana, benché non corrisponda all’esatta realizzazione della pronuncia greca antica, è valida, pertanto, per la lettura di testi classici ed arcaici, mentre quella itacista è legittima per un passo di Plutarco o per un testo bizantino. A proposito della pronuncia del greco antico nel contesto dell’insegnamento greco, va osservato che una grammatica famosa come quella del Triandafillidis (citata in bibliografia, p. 11), nella parte relativa alla fonetica, si limita a dire: Osservazione storica: Nell’antichità η si pronunciava come una /e/ lunga, all’incirca come εε; ω come /o/ lunga, all’incirca oo, e le vocali α, ι, υ, talora come semplici, cioè brevi /a/, /i/, /u/, talora come lunghe, cioè αα, ιι, υυ.” Nessuna osservazione viene fatta sui dittonghi, né sulle consonanti del greco antico, ma le implicazioni linguistiche di questo passo (non messe in evidenza dalla grammatica di Triandafillidis) sono fondamentali: la pronuncia erasmiana non è un’eresia, ma un dato di fatto scientifico (pur all’interno dei limiti di una approssimazione). Tornando al problema della grafia del greco moderno, va aggiunto che, a partire dal 1982, l’ortografia ufficiale greca ha eliminato la notazione degli spiriti e ha conservato soltanto l’accento acuto (i monosillabi, solitamente, sono privi di accento). L’uso degli spiriti e dell’accento grave e circonflesso, del resto, era legato ad una concezione purista ed arcaizzante della lingua (Katharèvussa), che non corrispondeva in alcun modo alle forme della lingua moderna parlata (Dhimotikì). L’uso delle due forme, popolare e arcaizzante, aveva forti legami politici ed ideologici, dal momento che gli ambienti politicamente conservatori e legati al clero sostenevano l’uso della Katharèvussa, mentre i componenti della società greca più progressisti ed aperti alla modernità optavano per la diffusione della Dhimotikì. Come ben ci si può immaginare, tra le due tendenze non correva buon sangue al punto che, in seguito alla traduzione dei vangeli in Dhimotikì (1902) ad opera di Alessandro Pallis (1851-1935), ad Atene scoppiarono veri e propri tumulti generati dall’opposizione dei seguaci della lingua pura e di coloro che vedevano nel volgarizzamento dei testi sacri un’offesa alla stessa Chiesa ortodossa greca. Ad ogni modo, prescindendo dalle diatribe linguistiche, nel 1976 la lingua Dhimotikì è stata proclamata lingua ufficiale dello stato greco. Il greco comunemente utilizzato (NEK Νέα Ελληνική Κοινή), comunque, è una lingua composita di diversi strati linguistici risalenti a diverse fasi della storia della lingua greca: -radici e vocaboli attestati a partire dall’età micenea ed in Omero; -vocaboli dell’età classica, ellenistica ed imperiale; -vocaboli di origine latina e del greco bizantino; -vocaboli di origine italiana, genovese, veneta, turca; -vocaboli di origine balcanica, francese ed inglese; Uno dei fenomeni più interessanti della lingua greca moderna è la presenza di coppie sinonimiche dovute alla presenza di un lessico che riflette le diverse fasi della storia della lingua greca. Particolarmente interessanti per l’antichista sono le coppie sinonimiche di vocaboli della Dhimotikì e della Katharèvussa. Qui sotto riporto alcuni esempi particolarmente significativi: Dhimotikì Katharèvussa SIGNIFICATO Ελλάδα gen. Ελλάδας Ελλάς gen. Ελλάδος Grecia Αθήνα Αθήναι Atene κρασί οίνος vino σπίτι οικία casa μάτι οφθαλμός occhio άλογο ίππος cavallo ψωμί άρτος pane νερό ύδωρ acqua ψάρι ιχθύς pesce φωτιά πυρ fuoco λάδι έλαιο olio λουλούδι άνθος fiore καλοκαίρι θέρος estate άνοιξη έαρ primavera μιλώ ομιλώ parlare πόδι πους piede σκυλί κύων cane ένας εις uno σε (preposizione) εις in πλοίο ναυς nave λαβαίνω λαμβάνω prendere, ricevere βασιλιάς βασιλεύς re όλος, όλη, όλο πας, πάσα, παν tutto χέρι χειρ mano δε(ν) ου(κ) non αφτί / αυτί ους orecchio Si noti che molti sostantivi usati nella Dhimotikì hanno un’origine antica. Ad esempio, ψωμί deriva dall’antico ψωμός (boccone, pezzo, briciola), πλοίο è vocabolo attestato a partire da Erodoto (I, 168), σκυλί deriva da σκύλαξ “cagnolino” ed è attestato già nell’Odissea (IX, 289; XII, 86; XX, 14). Il vocabolo μάτι deriva da ὀμμάτιον, diminutivo di ὄμμα, κρασί da κρᾶσις (miscela) e νερό da νέαρος (fresco). IV ARTICOLO DETERMINATIVO E INDETERMINATIVO Nel testo di Kavafis sono presenti i seguenti articoli: στον (v.1), την (v.1), ο (v.2), τους (v.4), τον (v.5), το (v.8), στην (v.11), η (v.12), στο (v.24). Ecco la declinazione completa: Maschile singolare Femminile singolare Neutro singolare Maschile Plurale Femminile Plurale Neutro Plurale N ο η το οι οι τα G του της του των των των A το(ν) τη(ν) το τους τις τα στο(ν) στη(ν) στο στους στις στα Si osservi: Il ν si conserva nel greco moderno quando la parola successiva inizia per vocale o consonante momentanea (κ, π, τ, μπ, ντ, γκ, τσ, τζ, ξ, ψ), mentre si perde con consonante continua (γ, β, δ, χ, φ, θ, λ, μ, ν, ρ, σ, ζ); si conserva, invece, sempre, a prescindere dalla vocale successiva, : 1) Nel genitivo plurale dell'articolo; 2) Nelle congiunzioni αν, όταν, πριν. 3) Negli avverbi: σχεδόν, λοιπόν, προπάντων 4) Nel singolare del pronome personale maschile di terza persona (αυτόν, τον) Nella quinta casella dall’alto è rappresentato l'articolo determinativo preceduto dalla preposizione di luogo σε (gr. antico e Katharèvussa εἰς) +το(ν), σε+τη(ν), etc… Come si vede dalla tabella dell'articolo determinativo il singolare dei tre generi ha mantenuto l'originale declinazione della lingua antica. Diverso il caso del femminile plurale: Gr. ant. Ν αἱ. Α τάς. Qui sotto, invece, riporto la declinazione dell’articolo indeterminativo che, come si può osservare, deriva dal numerale: Maschile Femminile Singolare N ένας μια ένα G ενός μιας ενός A ένα(ν) μια(ν) ένα V DECLINAZIONI DEI SOSTANTIVI La declinazione del greco moderno è il risultato della semplificazione, operata in diverse fasi della storia della lingua greca dai parlanti, delle forme antiche. Vi sono sostantivi che continuano la declinazione classica (si pensi ad άνθρωπος o ai sostantivi neutri derivanti dalla terza declinazione come σώμα, στόμα, κύμα, κρέας, φως), altri che combinano modelli di declinazione diversi (è il caso dei femminili come ψυχή che al singolare si declinano come i sostantivi della prima declinazione antica, mentre fanno il plurale in ψυχές, ψυχών, ψυχές). Alcuni sostantivi della terza declinazione antica, invece, vengono trasformati al singolare in sostantivi che ricordano la prima declinazione (è il caso, ad esempio, di ελπίδα gen. sing. ελπίδας e del nome stesso della Grecia Ελλάδα gen. Ελλάδας. I genitivi della terza declinazione vengono utilizzati, invece, nel contesto della Katharèvussa). Altre forme, invece, non continuano forme classiche (si pensi alla declinazione riportata sotto di καφές) e rappresentano per l’antichista una vera e propria novità. Per comodità possiamo dividere la declinazione greca in tre gruppi: A) La declinazione dei sostantivi maschili B) La declinazione dei femminili C) La declinazione dei neutri A) DECLINAZIONE DEI SOSTANTIVI MASCHILI I sostantivi maschili presentano l'uscita ς al nominativo singolare e vengono divisi in due classi, la prima e la seconda classe. Alla prima classe appartengono i maschili con desinenza ας, ης, ες, ους, mentre alla seconda quelli che escono in ος. La declinazione di questi ultimi continua, sostanzialmente, l'antica seconda declinazione dei sostantivi maschili con tema in ο : cielo/i N ο ουρανός οι ουρανοί G του ουρανού των ουρανών A τον ουρανό τους ουρανούς V ουρανέ ουρανοί messaggero/i N ο άγγελος οι άγγελοι G του αγγέλου των αγγέλων A τον άγγελο τους αγγέλους V άγγελε άγγελοι strada/e (per la declinazione di δρόμος cfr. anche Itaca, vv. 6, 13, 29, 32) N ο δρόμος οι δρόμοι G του δρόμου των δρόμων A το δρόμο τους δρόμους V δρόμε δρόμοι Si noti l'accento dei sostantivi proparossitoni (άγγελος)! Lo spostamento dell'accento segue la prassi del greco antico nei sostantivi di origine antica, mentre per le parole di formazione moderna l'accento permane sulla terzultima (es. ο ρινόκερος/ του ρινόκερου). Per quanto riguarda la prima classe, come prima cosa, va detto che si è soliti suddividere i sostantivi maschili in parisillabi ed imparisillabi. I parisillabi (quelli che hanno al singolare e al plurale lo stesso numero di sillabe) presentano l'uscita ες al nominativo, accusativo e vocativo plurale, mentre gli imparisillabi (che hanno una sillaba in più al plurale) hanno per gli stessi casi l'uscita δες: Parisillabi in ας padre/i guardia/e N ο πατέρας οι πατέρες ο φύλακας οι φύλακες G του πατέρα των πατέρων του φύλακα των φυλάκων A τον πατέρα τους πατέρες τον φύλακα τους φύλακες V πατέρα πατέρες φύλακα φύλακες Si noti che la declinazione di πατέρας e φύλακας è uguale a quella dell’attico all’accusativo singolare, al nominativo ed al genitivo plurale. I mparisillabi in α ς panettiere/i N ο ψωμάς οι ψωμάδες G του ψωμά των ψωμάδων A τον ψωμά τους ψωμάδες V ψωμά ψωμάδες Si noti che in greco moderno il vocabolo ψωμί (pane) deriva dall’antico diminutivo di ψωμός (briciola, pezzetto, boccone), ψωμίον. Nell’Odissea (IX, 374) il termine è riferito al raccapricciante pasto di Polifemo (ψωμοὶ ἀνδρόμεοι =pezzetti di carne umana). Parisillabi in ης marinaio/i vincitore/i N ο ναύτης οι ναύτες ο νικητής οι νικητές G του ναύτη των ναυτών του νικητή των νικητών A το ναύτη τους ναύτες το νικητή τους νικητές V ναύτη ναύτες νικητή νικητές I sostantivi di questo tipo derivano dai sostantivi maschili in ᾱ della prima declinazione del tipo N πολίτης G πολίτου D πολίτῃ A πολίτην V πολῖτα, N pl. πολῖται G. pl. πολιτῶν, D. pl. πολίταις, A. pl. πολίτας, V. pl. πολῖται. I mparisillabi in η ς maniscalco/chi N ο πεταλωτής οι πεταλωτήδες G του πεταλωτή των πεταλωτήδων A τον πεταλωτή τους πεταλωτήδες V πεταλωτή πεταλωτήδες M aschili i n ες caffè N ο καφές οι καφέδες G του καφέ των καφέδων A τον καφέ τους καφέδες V καφέ καφέδες Maschili in ους nonno/i (gr. ant. πάππος) N ο παππούς οι παππούδες G του παππού των παππούδων A τον παππού τους παππούδες V παππού παππούδες Si noti che tutti i sostantivi della prima classe formano allo stesso modo GENITIVO ACCUSATIVO E VOCATIVO SINGOLARE, cioè senza il sigma del nominativo. B) DECLINAZIONE DEI SOSTANTIVI FEMMINILI La classificazione dei sostantivi femminili è identica a quella dei maschili: PARISILLABI con PLURALE in ες ed IMPARISILLABI con PLURALE in δες. Femminili in α In questa classe troviamo vocaboli femminili dell'antica prima declinazione e sostantivi femminili della terza declinazione: mare/i (θάλασσα è forma ionica, θάλαττα è forma del dialetto attico) N η θάλασσα οι θάλασσες G της θάλασσας των θαλασσών A τη θάλασσα τις θάλασσες V θάλασσα θάλασσες cuore (gr. ant. καρδία) N η καρδιά οι καρδιές G της καρδιάς των καρδιών A την καρδιά τις καρδιές V καρδιά καρδιές ora/ore N η ώρα οι ώρες G της ώρας των ωρών A την ώρα τις ώρες V ώρα ώρες speranza N η ελπίδα οι ελπίδες G της ελπίδας των ελπίδων A την ελπίδα τις ελπίδες V ελπίδα ελπίδες F emminili i n η Anche in questa declinazione abbiamo antichi femminili della prima declinazione antica. Si noti la declinazione di σκέψη δύναμη πόλη, vocaboli della terza declinazione antica che sono stati normalizzati secondo le desinenze dei femminili in η: anima/e N η ψυχή οι ψυχές G της ψυχής των ψυχών A την ψυχή τις ψυχές V ψυχή ψυχές vittoria/e N η νίκη οι νίκες G της νίκης των νικών A τη νίκη τις νίκες V νίκη νίκες zucchero/i N η ζάχαρη οι ζάχαρες G της ζάχαρης — A τη ζάχαρη τις ζάχαρες V ζάχαρη ζάχαρες pensiero (cfr. la forma σκέψις in Itaca v. 7) N η σκέψη οι σκέψεις G της σκέψης των σκέψεων (σκέψεως) A τη σκέψη τις σκέψεις V σκέψη σκέψεις forza N η δύναμη οι δυνάμεις G της δύναμης των δυνάμεων (δυνάμεως) A τη δύναμη τις δυνάμεις V δύναμη δυνάμεις città (cf. v. 22 di Itaca) N η πόλη (πόλις) οι πόλεις G της πόλης των πόλεων (πόλεως) A την πόλη (πόλιν) τις πόλεις V πόλη πόλεις Si notino fra parentesi le forme utilizzate nella katharèvussa. F emminili i n ού volpe N η αλεπού οι αλεπούδες G της αλεπούς των αλεπούδων A την αλεπού τις αλεπούδες V αλεπού αλεπούδες Femminili in ος circolare N η εγκύκλιος οι εγκύκλιες e εγκύκλιοι G της εγκυκλίου των εγκυκλίων A την εγκύκλιο τις εγκύκλιες e εγκυκλίους V (εγκύκλιο) εγκύκλιοι Femminili in ω N η Αργυρώ G της Αργυρώς A την Αργυρώ V Αργυρώ N.B. Si ricordi che la desinenza ες dell’accusativo femminile plurale in luogo di ας è un fenomeno già attestato in età alessandrina e nel Nuovo Testamento (cfr. Apoc. 4, 4; 1,16; 7,9). C) LA DECLINAZIONE DEI NEUTRI I sostantivi neutri presenti nella lingua greca moderna derivano soprattutto da antichi neutri o da antichi diminutivi. Anche per questa categoria di sostantivi si è soliti distinguere vocaboli PARISILLABI ed IMPARISILLABI PARISILLABI N eutri in ο faccia montagna N το πρόσωπο τα πρόσωπα το βουνό τα βουνά G του προσώπου των προσώπων του βουνού των βουνών A το πρόσωπο τα πρόσωπα το βουνό τα βουνά V πρόσωπο πρόσωπα βουνό βουνά Per βουνό cfr. Hdt., IV, 199. Accanto a πρόσωπο esiste la forma popolare φάτσα. N eutri i n ι bambino canzone N το παιδί τα παιδιά το τραγούδι τα τραγούδια G του παιδιού των παιδιών του τραγουδιού των τραγουδιών A το παιδί τα παιδιά το τραγούδι τα τραγούδια V παιδί παιδιά τραγούδι τραγούδια Si ricordi παιδί < παιδίον<παῖς Neutri in ος (antica terza declinazione) parte suolo N το μέρος τα μέρη το έδαφος τα εδάφη G του μέρους των μερών του εδάφους των εδαφών A το μέρος τα μέρη το έδαφος τα εδάφη V μέρος μέρη έδαφος εδάφη IMPARISILLABI (antica terza declinazione) N eutri i n μ α onda nome N το κύμα τα κύματα το όνομα τα ονόματα G το κύματος των κυμάτων του ονόματος των ονομάτων A το κύμα τα κύματα το όνομα τα ονόματα V κύμα κύματα όνομα ονόματα Neutri in ας/ως (antica terza declinazione) carne luce N το κρέας τα κρέατα το φως τα φώτα G του κρέατος των κρεάτων του φωτός των φώτων A το κρέας τα κρέατα το φως τα φώτα V κρέας κρέατα φως φώτα N eutri i n σίμο (ξίμο, ψίμο) legatura N το δέσιμο τα δεσίματα G του δεσίματος των δεσιμάτων A το δέσιμο τα δεσίματα V δέσιμο δεσίματα Per i neutri si vedano nel testo di Kavafis i seguenti vocaboli: v.8 πνεύμα, σώμα, v.14 τα πρωϊά, v.17 εμπορεία, v.25 το φθάσιμον, v. 26 το ταξείδι, v.27 καλλίτερα χρόνια, v.28 νησί, v.30 πλούτη. VI AGGETTIVI DEL GRECO MODERNO In greco moderno la declinazione degli aggettivi segue i modelli della declinazione dei sostantivi. Esistono, pertanto, aggettivi a tre uscite in ος- η- ο, ος-α- ο, ός- ιά- ό, ύς- ιά- ύ, ής- ιά- ί, ης- α- ικο. Ecco alcuni esempi: N καλός καλή καλό G καλού καλής καλού A καλό καλή καλό V καλέ καλή καλό N καλοί καλές καλά G καλών καλών καλών A καλούς καλές καλά V καλοί καλές καλά γλυκός- γλυκιά -γλυκό = dolce N γλυκός γλυκιά γλυκό G γλυκού γλυκιάς γλυκού A γλυκό γλυκιά γλυκό V γλυκέ γλυκιά γλυκό N γλυκοί γλυκές γλυκά G γλυκών γλυκών γλυκών A γλυκούς γλυκές γλυκά V γλυκοί γλυκές γλυκά βαθύς -βαθιά -βαθύ = profondo N βαθύς βαθιά βαθύ G βαθιού βαθιάς βαθιού A βαθύ βαθιά βαθύ V βαθύ βαθιά βαθύ N βαθιοί βαθιές βαθιά G βαθιών βαθιών βαθιών A βαθιούς βαθιές βαθιά V βαθιοί βαθιές βαθιά χρυσαφής-χρυσαφιά -χρυσαφή = dorato N χρυσαφής χρυσαφιά χρυσαφί G χρυσαφιού χρυσαφιάς χρυσαφιού A χρυσαφή χρυσαφιά χρυσαφί V χρυσαφή χρυσαφιά χρυσαφί N χρυσαφιοί χρυσαφιές χρυσαφιά G χρυσαφιών χρυσαφιών χρυσαφιών A χρυσαφιούς χρυσαφιές χρυσαφιά V χρυσαφιοί χρυσαφιές χρυσαφιά ζηλιάρης- ζηλιάρα -ζηλιάρικο = geloso (cfr. Il greco antico ζηλήμων, ον; ζηλημοσύνη; ζηλοσύνη e ζῆλος) N ζηλιάρης ζηλιάρα ζηλιάρικο G ζηλιάρη ζηλιάρας ζηλιάρικου A ζηλιάρη ζηλιάρα ζηλιάρικο V ζηλιάρη ζηλιάρα ζηλιάρικο N ζηλιάρηδες ζηλιάρες ζηλιάρικα G ζηλιάρηδων (ζηλιάρικων) ζηλιάρικων A ζηλιάρηδες ζηλιάρες ζηλιάρικα V ζηλιάρηδες ζηλιάρες ζηλιάρικα Si noti come si è conservata quasi perfettamente la declinazione dell'antico πολύς- πολλή-πολύ: N πολύς πολλή πολύ πολλοί πολλές πολλά G (πολλού) πολλής (πολλού) πολλών πολλών πολλών A πολύ πολλή πολύ πολλούς πολλές πολλά Nel testo di Kavafis si vedano i versi 14 (πολλά τα καλοκαιρινά πρωϊά = molti mattini d’estate, v. 22 σε πόλεις Αιγυπτιακές πολλές, v.27 πολλά). Esiste anche una serie di aggettivi a due uscite come συνεχής (maschile e femminile) συνεχές (neutro): συνεχής -συνεχής- συνεχές = continuo, ininterrotto, perpetuo N συνεχής συνεχές G συνεχούς συνεχούς A συνεχή συνεχές V συνεχής συνεχές N συνεχείς συνεχή G συνεχών συνεχών A συνεχείς συνεχή V συνεχείς συνεχή Si noti che questo tipo di aggettivi continua l'antica classe degli aggettivi della seconda classe con il tema in ες. Per quanto riguarda il comparativo ed il superlativo del greco moderno va osservato che si costruisce in due modi: -Il comparativo può essere formato o facendo precedere l'aggettivo dalla particella πιο o aggiungendo al tema del maschile le desinenze -τερος,-τερη-τερο (forma antica). -Il superlativo assoluto si forma o con πολύ + aggettivo oppure aggiungendo al tema del maschile le desinenze -τατος -τατη -τατο (forma antica). Il superlativo relativo, invece, si forma facendo precedere l'articolo determinativo alle due forme elencate sopra. Es. πιο βέβαιος / βεβαιότερος (comparativo) ο πιο καλός /ο καλύτερος (superlativo relativo) πολύ πλούσιος / πλουσιώτατος (superlativo assoluto) Per l'avverbio vale lo stesso discorso: βέβαια πιο βέβαια πολύ βέβαια (forma normale) βεβαίως βεβαιότερα βεβαιότατα (forma arcaica) Si osservino nel testo di Kavafis i seguenti aggettivi: -v.3 γεμάτος : cfr. gr. ant. γεμίζω, γέμω e γεμιστός. -v.7 εκλεκτή: cfr. gr. ant. ἐκλεκτός, aggettivo attestato nella prosa tucididea VI, 100, nelle Leggi di Platone 938 b, fino ad arrivare all’Antico ed al Nuovo Testamento. Nel Vangelo di Marco 13, 20, ad esempio, indica “i prescelti da Dio”. -v.14 καλοκαιρινά: in greco moderno καλοκαίρι è “l’estate”, ma alla lettera è “il periodo dell’anno in cui il tempo è buono”. Il sostantivo moderno deriva dal greco bizantino καλοκαίριον. Si osservi che il vocabolo classico per indicare l’estate, θέρος, è ancora usato nella Katharèvussa. Il verbo θερίζω (il sostantivo è θερισμός), già attestato nel greco antico per indicare la mietitura e la raccolta estiva, invece, è ancora vivo nel greco moderno. Autunno –το φθινόπωρο Il sostantivo è attestato a partire da Erodoto (IV, 42,9). Cfr. φθίνω. Inverno – ο χειμώνας Deriva dall’antico χειμών della terza declinazione. È attestato già a partire dall’Iliade di Omero: III, 4 e XVII, 549. Cfr. le espressioni τοῦ χειμῶνος “d’inverno”, διὰ τοῦ χειμῶνος e ἐν χειμῶνι. Primavera – άνοιξη Cfr. ανοίγω e gr. ant. ἄνοιξις. È, dunque, il periodo dell’anno in cui si aprono le gemme. La Katharèvussa mantiene l’antico έαρ e l’aggettivo corrispondente εαρινός. v.18 καλές, v.20 ηδονικά (nella storia della filosofia greca l’aggettivo è attribuito ai seguaci di Aristippo, i Cirenaici), v.21 άφθονα, v.29 πλούσιος, v.31 ωραίο, v.34 πτωχική (cfr. gr. ant. πτωχικός, aggettivo che al verso 503 del Reso, tragedia dalla controversa attribuzione, è riferito alla στολή indossata da Odisseo durante una ricognizione in veste di mendico a Troia). VII CONGIUNZIONI COPULATIVE και, ούτε, μήτε, ουδέ, μηδέ (esattamente come in greco antico) DISGIUNTIVE η, είτε (come in greco antico) AVVERSATIVE μα (vero e proprio prestito italiano), αλλά, όμως (già in Omero cfr. Hom., Od., XI 565), πλην, παρά, ωστόσο, αν και, μολονότι, μόνο CONCLUSIVE λοιπόν (cfr. l’antico avv. το λοιπόν), ώστε, άρα (come nel greco classico), επομένως (già in Aristotele) EPESEGETICHE δηλαδή (cfr. Hdt., IV, 135) DICHIARATIVE πως (mentre πώς è interrogativo “come?”, που (mentre πού è interrogativo “dove?”, ότι TEMPORALI όταν, σαν, ενώ (mentre), καθώς, αφού, αφότου, πριν (prima), πριν να (prima di), μόλις (appena, non appena), προτού (prima di, che), ώσπου (finché, prima che), ωσότου (finché), όσο που, όποτε CAUSALI γιατί (pron. yatì), επειδή, αφού, σαν IPOTETICHE αν, εάν, σαν, άμα FINALI να, για να (gr. ant. ἵνα) CONSECUTIVE ώστε (come in greco antico), που DUBITATIVE μη(ν), μήπως COMPARATIVE παρά VIII PREPOSIZIONI MONOSILLABI με, σε, για, ως, προς BISILLABI κατά, μετά, παρά, αντί, αντίς, από, χωρίς, δίχως, μέχρι TRISILLABO ίσαμε (fino a) Nel testo di Kavafis abbiamo: v.1 για την Ιθάκη (per Itaca, verso Itaca), v. 16 σε λιμένας πρωτοειδωμένους (in porti visti per la prima volta), v.23 απ’ τους σπουδασμένους, (dai sapienti), v.28 πλούσιος με όσα κέρδισες στον δρόμο (ricco di quanto hai guadagnato sulla strada), v.35 μέ τόση πείρα (con tale esperienza). Di norma, nella lingua greca moderna le preposizioni reggono l’accusativo, mentre il genitivo è segnale di arcaismo. μ ε significa: -compagnia: es. πήγα σινεμά με την Άννα =sono andato al cinema con Anna. -mezzo, strumento, modo: es. με αυτοκίνητο= con la macchina, με το πλοίο, με τα πόδια= con la nave, a piedi, δουλεύω με κέφι= lavoro con allegria. -causa: es. με την υποκρισία= a causa dell'ipocrisia. -qualità, possesso: es. γέροντας με άσπρα μαλλιά= un vecchio con i capelli bianchi. άνθρωπος με πολλά χαρίσματα= un uomo con molte qualità. -tempo: es. με τον καιρό= con il tempo με το ξημέρωμα= all'alba. Si tenga presente che l'antica preposizione μετά è ancora usata in greco moderno. Può reggere il genitivo o l'accusativo. Con il genitivo indica: -compagnia: es. μετά της συζύγου του = con sua moglie. -modo: es. μετά χαράς= con goia, μετά φόβου= con paura. Con l'accusativo esprime: -tempo: es. μετά το μάθημα=dopo la lezione, μετά δύο έτη= dopo due anni. -luogo: es. μετά τη γέφυρα= dopo il ponte. μετά è anche avverbio e corrisponde all'inglese “afterwards”. Riassumendo: με regge l'accusativo compagnia, modo, tempo, causa, qualità... μετά regge il genitivo o l'accusativo μετά avverbio “dopo” con gen. compagnia, modo con acc. tempo, luogo γ ια (gr. ant. δ ιά ) , tra i vari significati, indica: -moto a luogo (come in για την Ιθάκη); -causa, scopo, fine: es. για την ελευθερία= per la libertà; -tempo continuato: es για τρεις ώρες= per tre ore; -complemento di argomento: για τον Σολωμό σ ε , tra i vari significati, in greco moderno indica: -moto a luogo; -stato in luogo: es. στην Αθήνα=ad Atene; -tempo determinato: σε μια βδομάδα=in una settimana; σε δυο ώρες= in due ore. Si ricordi la fusione fra σε e gli articoli determinativi. Nel testo di Kavafis si veda: v.1 στο πηγαιμό, v. 6 στον δρόμο, v.11 στην ψυχή, v.16 σε λιμένας, v.17 σ’εμπορεία, v.22 σε πόλεις, v.24 στο νου, v.28 στο νησί. N.B. Il moderno σε deriva dall’antico εἰς. Nella lingua del Nuovo Testamento è già attestata una progressiva confusione fra εἰς ed ἐν per il complemento di stato in luogo (cfr., ad esempio, Mc. 10, 10 εἰς τὴν οἰκίαν ἐπηρώτων αὐτόν), anche se la frequenza di ἐν è quasi doppia rispetto a quella di εἰς (secondo gli studi di Morgenthaler si trovano 1753 ricorrenze di εἰς contro 2713 di ἐν cfr. R. Morgenthaler, Statistik des neutestamentlichen Wortschatzes, Zürich 1958). Cfr. anche Diodoro Siculo XIV, 117: τὸ χρυσίον ὃ εἰλήφεσαν εἰς Ῥώμην ed Eliano, Vh., VII, 8 εἰς Ἐκβάτανα ἀποθανεῖν. Nel greco moderno esistono, inoltre, preposizioni antiche al genitivo o al dativo (caso scomparso nel greco moderno) che spesso compaiono in espressioni ormai cristallizzate e proprie della Katharèvussa: ε κ ε ξ: στέφανος εξ ακανθών = corona di spine; εξ Αθηνών =da Atene; εξ αρίστης οικονογενίας = di ottima famiglia; εξαιτίας σου = per colpa tua; εξ όψεως = di vista; εξ ακοής = per sentito dire; εξαρχής = dapprincipio; εκ φύσεως = di natura; εξ απροόπτου = all’improvviso. διά: διά ξηράς = via terra; διά της διπλωματικής οδόυ =per via diplomatica; διά βίου = a vita; οκτώ διά δύο = otto diviso due; εν : εν Ελλάδι = in Grecia; εν έτει 2009 = nell’anno 2009; εν συντομία = in breve; εν ονόματι του νόμου = in nome della legge; εντάξει = a posto, in ordine, va bene, d’accordo; προ: προ των οφθαλμών= davanti agli occhi; προ του πολέμου = prima della guerra; προ Χριστού = avanti Cristo; προπάντων, προπαντός = soprattutto, principalmente; προ ολίγου = poco fa. επί: επί της ασφάλτου = sull’asfalto; επί τουρκοκρατίας = sotto il dominio Turco; επιτέλους = insomma, infine; επί τόπου = sul posto; επί δεξιά = a destra; επί τα ίχνη = sulle tracce; επί δύο μήνες = per due mesi; επί παράγγελία = su ordinazione; επί πληρωμή = a pagamento; πέντε επί οκτώ = cinque per otto. υπέρ : μάχομαι υπέρ βωμών και εστιών= combatto in difesa del suolo della patria; υπέρ το δέον = più del dovuto; τα υπέρ και τα κατά = i pro e i contro. IX IL SISTEMA VERBALE Una approfondita e minuziosa descrizione del sistema verbale del greco moderno richiederebbe un’analisi che è fuori dalla portata di questo lavoro. Nella bibliografia indicata più sotto si possono trovare grammatiche adatte ad approfondire l’argomento. Mi limito, pertanto, ad analizzare alcune forme verbali significative della poesia di Kavafis, tenendo presenti i legami con la lingua classica: v.2 να εύχεσαι Formalmente è un congiuntivo 2 sing., ma qui corrisponde all’imperativo. Deriva da εύχομαι (forma uguale al verbo del greco classico). In greco moderno questo verbo significa “augurare”, “far voto”, “augurarsi”. Nel greco antico, invece, oltre al significato conservato dalla lingua attuale, significava “mi glorio di”, “mi vanto di”. Cfr., ad esempio, Hom., Il., VI, 211: ταύτης τοι γενεῆς τε καὶ αἵματος εὔχομαι εἶναι. Oppure poteva anche significare “dichiaro”, “affermo”. Si osservi che i verbi greci compaiono nei dizionari alla prima persona singolare dell’indicativo presente, dal momento che l’infinito è scomparso dal sistema verbale greco. v.2 νάναι Crasi di να είναι: congiuntivo 3. sing. di είναι (antico εἰμί). v.5 μη φοβάσαι Imperativo 2 sing. di φοβάμαι (anche nella forma φοβούμαι). v.6 θα βρεις Futuro istantaneo, 2 sing., di βρίσκω (nella Katharevussa si trova nella forma ευρίσκω pron. evrìsko). A differenza del greco antico, la lingua moderna, continuando la distinzione fra durativo ed istantaneo, possiede due tipi di futuro (il discorso è valido anche per il congiuntivo): il futuro durativo e il futuro istantaneo. Si notino le due frasi italiane: “Non appena arriverò in America, ti telefonerò”, “Quando vivrò in America ti telefonerò sempre!”. Anche se la nostra lingua usa uno stesso tipo di futuro, è piuttosto evidente la differenza di significato delle due frasi. In greco, dunque, nel primo caso avremmo un futuro istantaneo, mentre nella seconda frase un futuro durativo. Il futuro durativo si forma con θα (derivante da θέλω ἵνα) e l’indicativo presente del verbo, mentre il futuro istantaneo con θα ed il tema dell’aoristo: Es. θα γράφω, θα γράφεις…(durativo); θα γράψω, θα γράψεις...(istantaneo). v.8 αγγίζει 3 sing. Presente di αγγίζω (toccare, sfiorare). v.1 0 θα συναντήσεις Futuro istantaneo, 2 sing., di συναντώ (incontrare, imbattersi in), verbo attestato già in Omero (Od., XVI, 133). v.1 6 θα μπαίνεις Futuro durativo 2 sing. di μπαίνω (entrare). Deriva dall’antico ἐμβαίνω. Se si pronuncia la forma antica secondo la pronuncia itacista si può percepire immediatamente la vicinanza con la forma moderna (embèno-bèno). v.1 7 να σταματήσεις Formalmente è un congiuntivo istantaneo 2 sing., ma corrisponde all’imperativo istantaneo. Deriva da σταματώ v.1 8 ν’αποκτήσεις Formalmente è un congiuntivo istantaneo 2 sing., ma corrisponde all’imperativo istantaneo. Deriva da αποκτώ(comprare, acquistare). Cfr. gr. ant. κτάομαι. v.2 1 μπορείς 2 sing. Presente di μπορώ (posso). Gr. medievale ἐμπορώ, derivante dall’antico εὐπορέω (ho in abbondanza, abbondo, posso, sono in stato di). v.2 2 να πας Formalmente è un congiuntivo, ma qui corrisponde all’imperativo. Deriva da πάω / πηγαίνω (andare). Si tenga presente che nel greco moderno l’antico εἶμι si è estinto (già nel Nuovo Testamento il verbo è in crisi e risulta attestato, nelle forme composte, solo 16 volte, mentre ἔρχομαι lentamente comincia a sostituire ἰέναι). Il greco antico ha sostituito ἰέναι con ὑπάγω (Euripide) o con πορεύομαι. Cfr., ad esempio, Mt. 8, 9; 20, 4. Nel greco moderno troviamo la forma πηγαίνω (distinta da έρχομαι “venire”), aor. πήγα, cong. istantaneo πάω. Si osservi che nella lingua parlata il congiuntivo tende a diventare un vero e proprio indicativo presente, entrando in tal modo in concorrenza con la forma più lunga e “difficile” πηγαίνω. v.2 3 να μάθεις Congiuntivo istantaneo di μαθαίνω, 2 sing. (cfr. gr. ant. μανθάνω). v.2 6 μη βιάζεις Imperativo negativo di βιάζω (forma identica al greco classico). v.2 8 ν'αράξεις Congiuntivo istantaneo, ma qui corrisponde all’imperativo istantaneo di αράζω (ormeggiare, attraccare). v.2 9 κέρδισες Aoristo 2 sing. di κερδίζω (cfr. gr. ant. κερδαίνω). Si noti la mancanza dell’aumento. Secondo la grammatica del greco moderno, un verbo prende l’aumento se è tonico (έγραψα). I verbi inizianti per vocale o dittongo non prendono aumento. Si notino, però, le forme είχα, ήρθα, ήμουν (imperfetto di είμαι “essere”) di chiara derivazione antica. v.3 1 έδωσε 2 sing. Aoristo di δίνω (dare) derivante dal gr. ant. δίδωμι semplificatosi in δίδω (cfr. POxy.121 III sec. d. C. ), utilizzato ancora nella Katharèvussa. Si ricordi la coniugazione dell’aoristo di δίδωμι: ἔδωκα, ἔδωκας, ἔδωκε(ν), ἔδομεν, ἔδοτε, ἔδοσαν. Nella lingua moderna l’aoristo è sigmatico έδωσα, έδωσες...Il futuro è δώσω, δώσεις, δώσει.... v.3 3 έχει 3 sing. Presente di έχω (come nel greco classico!). L’indicativo presente è: έχω, έχεις, έχει, έχουμε, έχετε, έχουν. L’imperfetto e l’aoristo hanno una sola forma: είχα, είχες, είχε, είχαμε, είχατε, είχαν. Il futuro si forma con θα e l’indicativo presente, mentre il congiuntivo presente con να e l’indicativo presente. v.3 4 γέλασε 3 sing. Aoristo di γελώ, verbo che significa tanto nella lingua moderna quanto nell’antica (in Omero si trova γελόω) “rido” e “derido”. Si ricordi il ruolo di γελάω nell’ambito di una “civiltà della vergogna” come quella della Grecia arcaica. Il riso dei nemici, infatti, è una di quelle cose che l’eroe epico e tragico non può tollerare. Cfr., ad esempio, l’Aiace di Sofocle v. 79 (battuta attribuita ad Atena): οὔκουν γέλως ἥδιστος εἰς ἐχθροὺς γελᾶν. v.3 6 κατάλαβες Aoristo 2 sing. di καταλαβαίνω (capisco) derivante dal greco classico καταλαμβάνω. Questo verbo poteva già significare “afferrare con la mente”, “comprendere” Cfr., ad esempio, Platone, Fedro 250: κατειλήφαμεν αὐτὸ διὰ τῆς ἐναργεστάτης αἰσθήσεως. v.3 6 σημαίνουν Indicativo presente 3 pl. di σημαίνω, verbo già presente nella lingua omerica con il significato originario di “dare il segnale” “dare l’ordine” (anche nel greco moderno il verbo significa “dare il segnale”, soprattutto nell’accezione di “dare l’allarme”) cfr. Il., I, 289; X, 58; XIV, 85; XVII, 250; Od., XXII, 427. Nel greco classico il verbo si specializza nell’ambito del lessico militare con il significato di “dare il segno dell’assalto” (cfr., ad esempio, Th. II, 84) o “della ritirata” (con τὸ ἀνακλητικόν in Dionigi di Alicarnasso VIII, 65). Accanto a questi significati il verbo indica “il significare” specialmente nell’ambito delle parole (cfr. σημασία vocabolo antico e moderno) cfr., ad esempio, Plat., Crat. 405, Phaedr. 275.
X PERMANENZE DELLA LINGUA ANTICA I cenni grammaticali forniti in questo articolo dovrebbero aver messo in luce i rapporti tra la lingua greca antica e quella moderna. In conclusione di questo lavoro voglio riportare un testo di Archiloco per vedere, a titolo di esempio, quanta parte del lessico di questo poeta arcaico sia ancora viva oggi. Fr. 13 West Κήδεα μὲν στονόεντα Περίκλεες οὔτέ τις ἀστῶν μεμφόμενος θαλίηις τέρψεται οὐδὲ πόλις· τοίους γὰρ κατὰ κῦμα πολυφλοίσβοιο θαλάσσης ἔκλυσεν, οἰδαλέους δ' ἀμφ' ὀδύνηις ἔχομεν πνεύμονας. ἀλλὰ θεοὶ γὰρ ἀνηκέστοισι κακοῖσιν ὦ φίλ' ἐπὶ κρατερὴν τλημοσύνην ἔθεσαν φάρμακον. ἄλλοτε ἄλλος ἔχει τόδε· νῦν μὲν ἐς ἡμέας ἐτράπεθ', αἱματόεν δ' ἕλκος ἀναστένομεν, ἐξαῦτις δ' ἑτέρους ἐπαμείψεται. ἀλλὰ τάχιστα τλῆτε , γυναικεῖον πένθος ἀπωσάμενοι. Il lutto funesto Pericle nessuno dei cittadini nè la città biasimando godrà di banchetti. Tali uomini i flutti del mare risonante hanno ingoiato, e noi per il dolore abbiamo i polmoni gonfi. Tuttavia, gli dei contro le sciagure irreparabili hanno posto come rimedio la forza della sopportazione. Ora all'uno ora all'altro capita questo, mentre ora su di noi il male si volge, e lamentiamo una ferita che emette sangue, e di nuovo si scaglierà su altri. Ma forza, sopportate e tenete lontano il pianto proprio delle donne! (trad. it. P. Manuello) Si notino le seguenti parole ancora utilizzate nel greco moderno: αλλά Come nel greco classico la congiunzione ha valore avversativo. Accanto ad αλλά si trova anche μα, interessante prestito italiano. αστός In greco antico il sostantivo è attestato già nei poemi omerici (cfr. Hom., Il., XI, 242; Od., XIII, 192). È opposto a ξένος (ancora vivo nel greco moderno) in diversi autori (Pi., O., VII, 90; Hdt., II, 160 e III, 8; Lys., 6, 17, Pl., Ap., 30; Isoc., III, 21. Cfr. anche Sof., Or., 817). Si ricordi che in greco antico esiste una differenza fra l’αστός ed il πολίτης: il primo ha solo diritti civili, mentre il secondo ha anche diritti politici (cfr. Arist., Pol., 1278 a 34 ed Eu., Med., 223). In Pindaro (P., III, 7) è in contrapposizione a οἱ ἀγαθοί. Nella lingua moderna αστός corrisponde anche all’italiano “borghese”, mentre πολίτης è anche il “civile” in contrapposizione al “militare”. πόλις Nella Dhimotikì si declina: N πόλη, G πόλης, A πόλη, Ν pl. πόλεις, G. pl. πόλεων, A. pl. πόλεις. La Katharèvussa mantiene la declinazione classica al singolare. τέρπω Come in greco antico ούτε Come in greco antico κύμα Come in greco antico θάλασσα Nel greco moderno si declina così: N θάλασσα, G θάλασσας, A θάλασσα, N pl. θάλασσες, G pl. θαλασσών, A pl. θάλασσες. οδύνη Come in greco antico. Nel lessico giuridico è “il danno”. έχω Corrisponde al greco antico τις Nella Katharèvussa svolge la funzione di pronome interrogativo (Dhimotikì ποίος). Come indefinito, invece, si trova solo in locuzioni della Katharèvussa: es. ολίγον τι, κατά τι (alquanto, un poco) πνεύμονας Si declina nella lingua moderna come πατέρας (gr. ant. πλεύμων o πνεύμων) φίλος Come in greco antico ανήκεστος Aggettivo già attestato nei poemi omerici (cfr. Il., V, 394; XV, 217) e nella Teogonia di Esiodo (612). κακός Come in greco antico κρατερός Forma epica di καρτερός. Cfr., ad esempio, Hom., Il., XVI, 624: κρατερός περ ἐὼν καὶ χερσὶ πεποιθώς. Si osservi che il verbo antico καρτερέω “perseverare”, “essere resistente”, “sopportare” oggi significa “aspettare ansiosamente”. άλλος Come in greco antico έτερος Nella Katharèvussa conserva il significato originario. φάρμακο Si tratta di un vocabolo attestato a partire dai poemi omerici. Dal momento che poteva avere una doppia valenza (veleno o farmaco guaritore), si trova spesso accompagnato da un aggettivo che ne specifica il significato. Cfr. Od., IV, 230: φάρμακα, πολλὰ μὲν ἐσθλὰ.., πολλὰ δὲ λυγρά. Può anche indicare, oltre al farmaco esterno o interno, “la pozione”, “la bevanda magica” (è questo il caso di Od., X, 213, dove si parla di κακὰ φάρμακα a proposito delle pozioni di Circe capaci di trasformare gli uomini in animali). Il φάρμακον può essere, dunque, funesto (οὐλόμενον φ. Od., X, 394), mortale (ἀνδροφόνον φ. Od., I, 261 e θυμοφθόρα φ. Od., II, 239), e salutare (παιώνια φ. in Eschl., Ag., 848). Può anche indicare “la tinta”, “il colore” (cfr. Emp., 23, 3; Hdt., I, 98,; Ar., Ec., 735; Pl., Rsp., 420c; PCair.Zen.789.13). Accanto a φάρμακον si trova nella lingua moderna il vocabolo φαρμάκι (“veleno”, “amarezza”, “boccone amaro”) e γιατρικό(“medicamento”, “medicina”, “rimedio” ma anche “sollievo”, “conforto”, “balsamo”). Si faccia anche attenzione al verbo moderno φαρμακώνω (“avvelenare”, ma anche “amareggiare”) corrispondente all’antico φαρμακόω (cfr. Pi., P., IV, 221 e Plut., 2, 768 d). άλλοτε Come in greco antico αναστενάζω = ἀναστένω ἀναστενάζω è la forma usata dal greco moderno. Nel greco antico esistevano due forme αναστένω e ἀναστενάζω. έλκος Cfr. lat., ulcus. In greco antico significava “ferita” “piaga”. Risulta attestato nell’Iliade (IV, 190), in Pindaro (P., II, 91), in Tucidide (II, 49) etc... Veniva usato anche metaforicamente (cfr. Sol., 4, 17; Sof., Ant., 652; Esch., Ag., 640; Theoc., XI, 15). Nella lingua greca moderna il vocabolo indica “l’ulcera”. πένθος In greco moderno significa “lutto”, mentre nella lingua antica poteva anche indicare “la sofferenza”, “il dolore”, “l’affanno” (cfr., ad esempio, Hom., Il., I, 254). Cfr. πάσχω (ancora presente in greco moderno soprattutto nel linguaggio della medicina “soffro di”). απωθέω (ώ) Assume lo stesso significato del greco antico. Oltre a questo significato traduce anche l’italiano “disgustare”, “ripugnare”. Nel linguaggio della psicologia assume il valore di “rimuovere”, “reprimere”. θεός Come in greco antico τρέπω In greco moderno significa “volgere”. γυναικείος Come in greco antico. Si ricordi che in greco moderno l’antico γυνή è diventato γυναίκα (G γυναίκας, A γυναίκα, N pl. γυναίκες, G pl. γυναίκων, A pl. γυναίκες). τάχιστα Superlativo avverbiale di ταχύς (ancora presente nel greco moderno). Analizzando solamente 10 versi di un poeta arcaico come Archiloco (VII sec. a. C.) abbiamo trovato almeno 27 vocaboli ancora utilizzati dalla lingua greca moderna (ovviamente il componimento di Archiloco tradotto nel greco moderno sarebbe un po' diverso, soprattutto nella sintassi). Questo esempio serve a chiarire in quale misura il greco moderno sia la degna ed illustre continuazione della lingua antica. Da Archiloco ad oggi, in sostanza, i Greci non hanno smesso di usare le parole più importanti ed essenziali della loro lingua.
Patrick Manuello
INDICE AUTORI GRECI ARCHILOCO fr. 13 West ARISTOFANE Ecclesiazuse, 735 Lisistrata, 852 ARISTOTELE Politica, 1278 a 34 CRATINO 45 k-a DIONIGI DI ALICARNASSO VIII, 65 DIODORO SICULO XIV, 117 ELIANO Varia Historia, VII, 8 EMPEDOCLE 23,3 ERODOTO I, 98; I, 168; II, 160; III, 8; IV, 42, 9; IV, 135; IV, 199; ESIODO Teogonia 612 ESCHILO Agamennone 640; 848; EURIPIDE Medea, 223 Reso, 503 ISOCRATE III, 21 LISIA 6, 17 NUOVO TESTAMENTO Apocalisse, 4, 4; 1,16; 7,9 Marco, 10, 10; 13, 20; Matteo, 8, 9; 20, 4 OMERO Iliade I, 254; I, 289 ; III, 4 ; IV, 190 ; V, 394; VI, 211; X, 58; XI, 242; XIV, 85; XV, 217; XVI, 624; XVII, 250; XVII, 549. Odissea I, 261; II, 239; IV, 230; IX, 289; IX, 374; X, 213; X, 394; XI 565; XII, 86; XIII, 192; XVI, 133; XX, 14; XXII, 427 PINDARO Olimpiche, VII, 90 Pitiche, II, 91; III, 7; IV, 221 PLATONE Apologia di Socrate, 30 Cratilo, 405 Fedro 250; 275 Leggi, 938 b Repubblica, 420 c PLUTARCO 2, 768 d SOFOCLE Aiace, 79 Antigone, 652 Edipo Re, 817 SOLONE 4, 17 TEOCRITO XI, 15 TUCIDIDE II, 49; II, 84; VI; 100 BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE Dizionari e conversazione: E. Brighenti, Dizionario greco moderno-italiano italiano-greco moderno, Milano 1927 (anche se datato, utile soprattutto per il lessico della lingua arcaizzante) L. Paganelli, Italiano-Greco moderno Greco Moderno-Italiano con fraseologia, Milano 1991 (dizionario tascabile fondamentale per le parti introduttive dedicate alla grammatica e per la fraseologia utile per chi visita la Grecia) Dizionario Greco Moderno-Italiano dell'Istituto siciliano di studi bizantini e neoellenici Roma 1993 (fondamentale per lo studio comparato del lessico del greco moderno e del greco antico) Dizionario greco moderno-italiano italiano-greco moderno, Bologna 1996 Greco moderno-Italiano Italiano-Greco moderno, Novara 2000 Dizionario greco-italiano italiano-greco, Milano 2005 Greco per viaggiare e farsi capire, Milano 2006 Dizionario Universal greco-italiano italiano-greco, Milano 2007 (con indicazioni su usi, costumi e cultura) Grammatica e lingua G. N. Hatzidakis, Einleitung in die neugriechische Grammatik, Lipsia 1892. A. Thumb, Handbuch der neugriechischen Volkssprache, Strasburgo 1910. A. H. Forster, The Pronunciation of Greek in N. T Times: Anglican Theol. Rev. 5 (1922) 108-115. J. Kalitsunakis, Grammatik der neugriechischen Schriftsprache, Berlino e Lipsia 1927. R. Morgenthaler, Statistik des neutestamentlichen Wortschatzes, Zürich 1958) N. Catone, Grammatica neoellenica, Roma 1960 A. Meillet, Lineamenti di storia della lingua greca, trad. it., pp. 395-407. F. Blass, A. Debrunner, Grammatica del greco del Nuovo Testamento, Brescia 1982 F. Maspero, Esercizi di neogreco, con appendice sulla katharevousa e sui dialetti greci dell'Italia meridionale, Bologna 1987. F. Maspero, Grammatica della lingua greca moderna, Bologna 1994. M. A. Triandafillidis, Piccola grammatica neogreca, trad. it., Salonicco 1995. L. Paganelli, La pronuncia del Greco, in “Serta Antiqua & Mediaevalia”, I [1997], pp. 411-422. L. Paganelli, Grammatica del greco Post-Moderno, Bergamo 1998 (grammatica esemplare per chiarezza espositiva e praticità). M. Morani, Introduzione alla linguistica greca, Alessandria 1999. Il nuovo greco senza sforzo, Torino 2002 (con utili cd per l'apprendimento della lingua parlata). M. Georgopoulou, Grammatica neogreca, Torino 2006.
Patrick Manuello
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