La Guerra Civile 1946-1949
A seguito dell’occupazione nazista della Grecia del 1941, voluta da Hitler in appoggio al tentativo fallito l’anno precedente da parte di Mussolini, la Grecia conobbe un periodo di grande sofferenza, aggravato da una carestia, e -a seguito della costituzione di un governo in esilio in Medio Oriente contrapposto a quello collaborazionista del generale Tsolakoglou - si formarono alcune formazioni partigiane che diedero vita ad una lunga guerra di resistenza all’invasore. Le principali tra queste erano l’EAM (Fronte di Liberazione Nazionale), che riuniva vare organizzazioni di ispirazione prevalentemente comunista e il cui braccio armato era l’ELAS (Esercito di popolare di Liberazione Nazionale), e l’EDES (Fronte Democratico di Liberazione Nazionale) formato da componenti piu’ moderate. Pur unite nello sforzo bellico contro i tedeschi, con l’avvicinarsi della sconfitta di quest’ultimi , spesso le rivalita’ tra queste formazioni sfociarono in scontro aperto. L’accordo tra Churchill e Stalin del maggio del 1944 fermo’ temporaneamente le ostilita’ e porto’ alla formazione di un governo presieduto da Ghiorgos Papandreou, anticomunista ma socialdemocratico di lunga data, che si insedio’ nell’ottobre dello stesso anno nell’Atene appena liberata, dopo aver giurato in esilio. La situazione sociale ed economica della Grecia era disastrosa, e quella politica incandescente. Papandreou ordino all’ELAS di consegnare le armi, ottenendone un rifiuto. Nel dicembre una manifestazione di militanti della formazione partigiana si trasformo’ in un duro e prolungato scontro prima con le forze di polizia e poi con le truppe inglesi di stanza nella citta’ , che faticarono non poco a riprendere il controllo della situazione. Nel 1945 l’ELAS dichiaro’ di rinunciare alla lotta armata in cambio del riconoscimento dell’EAM come interlocutore politico. Nel 1946 furono indette finalmente le elezioni politiche, le quali portarono ad una vittoria del partito monarchico, anche se l’EAM boicotto’ la tornata elettorale, denunciando irregolarita’ e brogli. Nel settembre del 1946 si tenne un referendum istituzionale che riporto’ Giorgio II sul trono di Grecia, al quale seccesse solo qualche mese dopo Paolo I. Nel frattempo, la nuova situazione aveva riacceso lo scontro con il Partito Comunista Greco (KKE), che - dichiarato illegale - comincio’ a rafforzare le prorie forze armate (riunitesi sotto il nome di Esercito Democratico) nelle regioni montuose del nord del paese e a intraprendere un’intensa attivita’ militare contro il governo, sotto la guida del comandante Markos Vafiadis. Le forze comuniste godevano del sostegno dell’URSS, ma anche - piu’ direttamente - della Jugoslavia, della Bulgaria e dell'Albania, che offriva loro, oltre che armi, anche un supporto logistico. Il governo greco invece poteva contare sull’aiuto della Gran Bretagna (alleato storico) e - successivamente – degli Stati Uniti, Nei tre anni che seguirono l’inizio di questa guerra civile, l’Esercito Democratico ottenne numerosi successi ed estese il suo controllo a vaste zone di territorio ellenico, non riuscendo tuttavia a controllare le grandi citta’. Il progressivo venir meno - per difficolta’ interne - del sostegno inglese al governo fu sostituito da un piu’ massiccio intervento degli americani ( che progettavano per la Grecia anche un piano di risanamento a guerra ultimata). Questo fece riguadagnare molte posizioni alle truppe regolari, le quali godettero anche di una favorevole situazione internazionale: lo strappo tra Tito e Stalin, infatti, aveva alienato le simpatie jugoslave per i comunisti greci, schieratisi con l’URSS. L’Esercito Democratico subi’ quindi alcune sconfitte, che gli fece perdere le posizioni precedentemente acquisite sul terreno. I comandanti comunisti, con le forze che ancora rimanevano loro, vista la situazione non favorevole, ripararono in Albania, sancendo di fatto la fine della Guerra Civile. La nazione subi’ grandi sofferenze da questo conflitto interno, paragonabili a quelle che aveva sofferto durante la seconda guerra mondiale. Fu infatti un conflitto crudo, che provoco' complessivamente quasi centomila morti e diverse centinaia di migliaia di profughi (interi villaggi vennero evacuati e la popolazione trasferita altrove per sottrarla all’influenza dei ribelli e per far intorno a questi terra bruciata). Lo scontro era in qualche caso anche aggravato da componenti etniche: una parte dei combattenti comunisti era infatti di lingua slava, appartenenti a popolazioni di stanza in Macedonia ma di cultura non greca. Inoltre, durante il perido di ostilita' migliaia di bambini del nord della Grecia erano stati strappati alle loro famiglie ed inviati in Albania ed altri paesi comunisti (gran parte di essi pote’ far ritorno in paria soltanto dopo anni). La fine della guerra permise alla Grecia di incamminarsi finalmente verso la pace, anche se la situazione politica resto’ instabile per molto tempo. Il Partito Comunista rimase per anni fuorilegge (fu legalizzato solo nel 1974 da Karamanlis), molti suoi esponenti ed ex-combattenti furono mandati al confino (o a morte, come nel caso di Nikos Beloyannis nel 1952), molti altri espatriarono. Fu introdotto il Certificato di Affidabilita’ Politica, rilasciato a quanti non avessero simpatie comuniste, senza il quale non era possibile votare o trovare lavoro. La fine della guerra civile permise pero’ alla Grecia di non cadere, unico tra i paesi balcanici, sotto l’influenza sovietica, e da quel momento in poi la nazione si avvio’ - sia pur lentamente e con amare vicissitudini - verso una crescita economica e sociale che le permette oggi di trovare pienamente spazio nel novero delle democrazie europee.
(nella foto: soldati regolari scortano un prigioniero dell'Esercito Democratico) tratto da it.encarta.msn
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roberto paulillo
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