ELLADA.it - Ad un clik dalla Grecia
Contatti PerchE' ELLADA Chi siamo
tra
Iscriviti al Forum
tra La comunità che parla della grecia. Fai nuove amicizie ed incontri in questa sezione del sito !
tra
tra
Diventa redattore di Ellada.it
tra Contribuisci ad aumentare i contenuti del sito, inviaci il materiale e lo pubblicheremo !
tra
tra
Cerca in Archivio
tra Entra nell'archivio e ricerca per ordine alfabetico, per data o per titolo ! tra
tra
Vai all'argomento: LA STORIA

Alessandro - La visione del mondo

Alessandro - La visione del mondo ALESSANDRO

di Sara Cacciatore


Il personaggio di Alessandro può presentare particolari difficoltà di comprensione.
Per i suoi stessi contemporanei poteva apparire spesso enigmatico.
Quello che non riuscivano a capire di lui, delle sue decisioni e delle sue azioni, lo interpretavano, banalizzandolo il più delle volte, come un desiderio, un impulso irrazionale di forte portata energetica ma appunto non del tutto spiegabile.
Che ci fosse una forte componente “pathetica” nelle sue azioni e nei suoi pensieri è più che vero ma del tutto riconducibile all’interno di un quadro coerente che ora andremo definendo.
Innegabile la forte inclinazione verso l’aspetto mitico che ne connotava le azioni sia simboliche che concrete: il punto di riferimento del suo agire erano gli dei e i semidei.
Alessandro ne emulava le lotte e le fatiche, le saghe, cercando sempre non solo di esserne all’altezza ma di creare egli stesso un mito, un mito nuovo, dove essere l’eroe o il dio che lo portava a compimento, riuscendo così a superare le stesse vecchie imprese mitico-eroiche che ogni greco dell’epoca conosceva.
Esempi erano Eracle ed Achille, Dioniso e Zeus.
Egli era profondamente convinto che le sue famiglie di origine discendessero direttamente da Eracle (ramo paterno) e da Achille (ramo materno).
Durante la visita all’oasi di Siwa sentì dirsi quello che andava cercando, di essere il figlio di Zeus.
Qualcosa del genere era accaduta anche a Delfi quando la Pizia quasi riluttante alle sue richieste, trascinata dal giovane re e incredula della sua ostinazione, gli disse che nessuno poteva fermarlo! Ad Alessandro non serviva più alcun oracolo, l’aveva udito in quel momento.
Questi brevi accenni non devono farci immaginare un Alessandro esaltato o non propriamente in sé.
Per l’epoca, per l’educazione impartita, per l’importanza che si dava al “ghenos” era cosa normale ricercare tra i propri avi qualche “personaggio famoso”. Questo valeva per ogni greco, soprattutto delle età più arcaiche, e valeva in Macedonia ancora all’epoca di Alessandro, un paese rimasto più chiuso e più ancorato alle vecchie tradizioni e ai vecchi costumi. La Macedonia di Alessandro, come chiaramente già quella di Filippo II , era un paese duro, tenuto da una monarchia di stampo “miceneo-omerico”, con il re e i suoi “hetairoi” che si gettavano in battute di caccia violentissime e in guerre di confine.
I valori stessi che erano alla base del paese erano di fatto quelli omerici.
Se l’Iliade era ancora alla base della cultura di tutti i greci della Grecia propriamente detta, questa lo era ancora di più in Macedonia.
Si dice che il giovane Alessandro dormisse con il poema omerico ed un pugnale sotto il cuscino.
L’autoconvinzione di poter essere il novello Achille non poteva tardare ad arrivare.
D'altronde l’origine reale delle sue famiglie avvalorava ancora di più queste convinzioni.
Il problema dell’incomprensione da parte dei più, e in particolare dei suoi Diadochi, non stava tanto in queste tradizioni, che potevano ancora sposarsi con il modo di intendere il loro re e di viverci accanto, quanto nelle nuove ideologie che Alessandro iniziò a portare avanti a partire da questi punti fermi.
La trasformazione del tutto personale che il giovane re fece della sua figura, della cultura greca e il tentativo della loro applicazione furono i punti di rottura con la sua più stretta cerchia ed in parte con il suo esercito, per lo più fedelissimo ad un capo così carismatico.
La sua ideologia fu tanto innovativa da non poter essere colta. E fu proprio a causa di queste idee tanto diverse che il giovane re subì più di una congiura, che fu più volte osteggiato dai suoi stessi generali, che si ritrovò solo con i propri sogni. Si può solo immaginare quanta sofferenza poteva celarsi nel suo cuore, nel vedere i suoi amici più cari non capirlo, avere il massimo potere tra le mani ed essere frainteso, proporre una nuova idea, che poteva cambiare il mondo, e non trovare alcuna rispondenza.
Alessandro iniziò il proprio cammino di re come tutti si aspettavano che facesse, ristabilendo l’ordine, dopo la morte del padre, contro i nemici della corona e contro le popolazioni che premevano ai confini.
Anche l’atteggiamento che ebbe nei confronti della Grecia ribellatasi dopo la morte di Filippo fu del tutto coerente.
Il fatto che fu molto duro con la città di Tebe (distruggendola del tutto e facendone schiavi tutti i cittadini) ma non con Atene, esprimeva la forte volontà di essere riconosciuto come un degno “sovrano della Grecia” rispettoso della storia, cultura e ideali greci e ateniesi, non a caso, degno soprattutto di succedere al padre in questo ruolo. Infatti furono poco più che immediate le nomine ad “heghemòn” dei greci e a “strategòs autokrator” da parte della Lega di Corinto, quest’ultima nomina con lo scopo precipuo di andare contro l’Impero Persiano e vendicare non solo l’onore greco scosso in passato da questo impero, ma soprattutto di liberare le città greche, le isole e i territori greci che all’epoca erano sotto il dominio persiano.
Una vera spedizione punitiva da un lato e di liberazione dall’altro in nome della Grecia e dei suoi più alti ideali, di cui lui in questo modo si faceva portavoce.
A questo scopo era doveroso apparire un greco a tutti gli effetti (non cosa ovvia per un macedone), il novello Achille! infarcito di cultura greca, il campione che andava ad esporsi per la patria contro la nemica di sempre. Non a caso lo sbarco che farà in terra asiatica al di là dell’Ellesponto avverrà in perfetto clima omerico come se stesse ripetendosi la spedizione contro Troia, e non a caso farà una tappa nel territorio dell’antica Troia dove andrà a pregare sulla presunta tomba di Achille e indosserà una antica armatura presa in un Tempio dedicato ad Atena ritenuta dell’eroe .
Quindi il progetto di tenere in mano la Grecia sotto l’egemonia della Macedonia attraverso il titolo di “heghemòn” era del tutto in linea con la politica già tenuta da Filippo e con le ambizioni dei diadochi e di tutti i macedoni. Anche l’aver ottenuto il titolo di “strategòs autokrator” per la spedizione in Persia, era certamente un riprendere i disegni paterni, però già proiettati in una visione di più ampio respiro, che nella mente di Alessandro come andrà alimentandosi così prenderà le distanze dalla comprensione dei suoi generali.
Se in un primo momento le cose potevano apparire chiare: si partiva per vincere l’impero persiano e conquistarne i territori, portando così più potere alla Macedonia e acquisendo lustro agli occhi della Grecia che avrebbe addirittura amato quello che in sostanza era il loro dominatore, durante la spedizione le cose iniziarono a mutare e a diventare sempre più enigmatiche.
Man mano che la “marcia di liberazione” andava avanti, man mano che le popolazioni accoglievano Alessandro davvero come un dio, non solo quelle greche bisognose di aiuto ma anche quelle orientali stanche di un corrotto dominio persiano, man mano che gli aprivano le porte delle città, senza per lui avere, in alcuni casi, neanche bisogno di combattere, e man mano che i vari satrapi gli si arrendevano spontaneamente, egli non era più solo semplicemente l’Achille greco che agiva per la Grecia, ma un eroe più grande un eroe ancora mai visto, un liberatore di popoli, un liberatore universale. E da liberatore si comportava, riconoscendo non solo alle città e alle popolazioni greche diritti di libertà e di democrazia ma dando nuovo potere alle popolazioni indigene dell’Asia e alle loro città e riconoscendone le antiche leggi per troppo tempo calpestate dai persiani. Lo si vide appoggiare i principi locali spodestati dai persiani fino a reintegrarli al loro legittimo potere. Non si trattava più di vendicare e liberare semplicemente le zone greche dal giogo persiano o di conquistare l’Asia, l’Asia Minore in particolare, come re greco contro il barbaro persiano, compito comunque svolto egregiamente e propagandato con ottimi strumenti in tutto il mondo greco, ma di conquistare tutta l’Asia e il mondo intero come qualcuno di diverso.
In Egitto avvenne la svolta definitiva.
I sacerdoti egizi di Menfi distrutti da un dominio straniero che faceva chiaramente gli interessi dei re achemenidi. quando videro arrivare il macedone gli si prostrarono davanti ponendogli sul capo la doppia corona e nominandolo Faraone. D’altronde il satrapo persiano che deteneva il potere nel paese gli aveva subito ceduto il potere senza combattere. Alessandro accettò la carica di Faraone ma non quella di satrapo a riprova del rispetto che aveva per le antiche tradizioni del paese, e in coerenza con il suo progetto di liberazione, tanto che fece restaurare gli antichi templi e vi rimise in voga i vecchi sacerdoti. Assumere la carica di Faraone equivaleva ad essere un dio vivente, e se questo trovava corrispondenza con le intime convinzioni del giovane re, non sarebbe comunque potuto bastare agli occhi degli altri, soprattutto agli occhi dei greci. Eccolo allora dirigersi a Siwa per avere l’approvazione della carica di faraone (secondo antichissime tradizioni) e consultare il famosissimo oracolo di Zeus-Ammone, famoso e tenuto in grandissima considerazione in tutto il mondo antico al pari di Delfi o di Dodona.
Una risposta positiva da questo oracolo avrebbe avuto ovunque una eco senza paragone.
Di fatto fu salutato dal profeta del dio come il Figlio di Zeus, prima ancora della consultazione. Se in Egitto essere considerato il figlio di Zeus-Ammone era appunto cosa più che normale per il faraone, tanto che uno dei molti titoli imperiali era proprio quello di “figlio di Ra” (sa-Ra), in Grecia e in Macedonia essere stati riconosciuti ufficialmente come il figlio di Zeus, era molto più sconcertante, perché prevaricava del tutto la visione umana che si aveva del potere. In Macedonia il re non era sentito tanto diverso dai suoi “hetairoi” appunto dai suoi compagni. Non era invece un grosso problema per Alessandro che in questo modo sentiva del tutto legittimate le già sue ferme convinzioni di discendenza, egli a questo punto era davvero Eracle! e forse anche di più, e così assumeva nuova e definitiva linfa per portare avanti i suoi ideali. Egli era stato riconosciuto come il figlio di Zeus e come tale aveva il sacro compito di liberare e conquistare il mondo, e come tale aveva le capacità di riuscirci.
Fu questo il suo più grande progetto, il mito che voleva attuare, l’impresa più grande mai compiuta da un eroe, degna di un vero dio, degna di un mito vivente. Ma fu questo il progetto che i suoi generali non capirono, come non vollero accettare la sua pretesa di essere onorato come un dio vivente.
Per loro continuare a conquistare terre, neanche più di cultura greca, poteva essere faticoso ma alla fine ottimale per gli interessi della Macedonia. Vedere invece liberate le terre straniere col sangue greco o peggio macedone e poi lasciate al governo di quegli stessi popoli non più sottomessi ai persiani, o a persiani stessi passati dalla parte di Alessandro, era cosa pazzesca.
Ancora più assurdo era ai loro occhi il loro re che assumeva su di sé le caratteristiche dei sovrani che andava a “spodestare” come se fosse il legittimo successore di ognuno di essi e di ognuna delle loro tradizioni. Alessandro era il figlio di Ammone e come tale aveva le corna di ariete, Alessandro era il degno successore degli antichi re achemenidi dal mantello rosso e l’anello al dito a cui bisognava fare omaggio della “proskynesis” (secondo l’uso orientale), che andava a rendere omaggio alle tombe di Ciro e di Dario e che avendo ricevuto il titolo di re dell’Asia il titolo cioè di Re dei Re, che spettava per tradizione ai sovrani achemenidi, si comportava come uno di essi. Alessandro non indossava più vesti greche o macedoni perché non era più il re greco in terra straniera. Alessandro aveva preso in moglie una nobile della Sogdiana, oltre alla figlia di Dario III, e aveva costretto i suoi generali e l’esercito a sposare donne orientali da cui avere figli per il nuovo mondo. Alessandro guardava all’oriente con occhi talmente nuovi da non poter essere capito. Aveva arruolato grandi masse di genti orientali nel proprio esercito trattandole come i propri macedoni. L’élite stessa dei generali e dei cavalieri era aperta a genti iraniche e persiane, e le satrapie liberate erano sempre meno consegnate in mano ai macedoni e sempre più ad indigeni o a persiani stessi. Il desiderio forte del re era quello di essere veramente il Grande Re depositario della cultura universale del mondo, di rispettarla nella sua diversità e quindi nella sua ricchezza, di difenderla e di diffonderla, di essere il “cosmokrator” il nuovo monarca universale.
Il suo sogno era quello di creare un mondo in cui non sarebbe più esistita la differenza tra Oriente ed Occidente, in cui sentirsi migliori perché occidentali, perché greci. Un universo di popoli unito in un rispetto superiore e così finalmente pacificato. Purtroppo sogno del tutto utopico ancor oggi.
Se i persiani non erano barbari come i greci e i macedoni credevano, essi andavano difesi e liberati dai re e dai satrapi indegni e oppressori che avevano, e innalzati alla dignità che spettava loro. Mentre i generali di Alessandro potevano immaginare conquiste in cui imporre il proprio dominio, Alessandro sognava un impero universale in cui l’intera ecumene potesse essere una terra dove tutte le razze, tutte le civiltà, tutti i popoli potessero fondersi dando vita ad un unico popolo in cui nessuna cultura prevalesse più di un’altra, in una fusione superiore in cui rimanevano presenti tutti i suoi elementi costitutivi, greci (a questo scopo il re desiderava una diffusa educazione greca) persiani egizi indiani… . Ecco l’ardore di spingersi ancora più lontano oltre i confini del mondo conosciuto per non poter lasciare incompiuto questo grande disegno, e a questo scopo, infatti, andava pianificando anche una campagna in Arabia ed nel Mediterraneo occidentale. Quindi il continuare ad andare oltre, esagerando davvero, non era motivato dal mero desiderio di conquistare il mondo intero ma di plasmarne uno nuovo. Un disegno superiore degno veramente dell’impresa di un dio, sotto ogni aspetto. Faticoso oltre misura se si pensa che partendo da Pella arrivò oltre l’Indo passando per l’Egitto; straordinario se si pensa che fu imbattuto in ogni campagna che intraprese riuscendo in azioni ritenute impossibili da qualsiasi altro uomo, la presa di Tiro ne è un esempio lampante, o la vittoria ripetuta contro le armate di Dario superiori in numero, o il simbolico taglio del nodo del carro di Gordio; lungimirante nella fondazione di tante città dalla posizione strategica e commerciale talmente ottimale che ancor oggi sono centri abitati fondamentali, pensiamo ad Alessandria ma anche a Kabul e a Kandahar; moderno nei suoi più alti ideali. Quando morì a trentatre anni non ancora compiuti tutto questo ebbe fine.
I suoi generali si accanirono tra loro su chi avesse dovuto succedergli senza approdare ad alcun risultato. Finì nel modo più ovvio, ognuno si spartì un pezzo dell’impero, e non senza spargimenti di sangue, addirittura abbandonando a sé stesse le terre più lontane perché sentite come maggiormente ostiche e straniere. In ognuna di queste parti i generali e i loro successori si comportarono nel modo consueto, come re dominatori che imponevano ad un popolo conquistato e sottomesso la propria cultura e la propria lingua. Se il sogno di Alessandro andò in pezzi, questi però lasciò comunque una traccia.
Anche se con metodi diversi e sicuramente più coercitivi, la cultura greca si diffuse in tutto il mondo antico, perché innestata sui sostrati culturali dei popoli che incontrava andava comunque a creare una certa comunanza. Si parla di ellenismo, e a questo si fa riferimento. L’ellenismo approdò anche a Roma e all’ellenismo Roma guardava quando voleva scrollarsi di dosso la dura scorza che la contraddistingueva.
Se oggi i popoli che si affacciano sul Mediterraneo possono riconoscersi comuni in tante cose lo devono ad un uomo come Alessandro, ad Alessandro il Grande.

(la foto dell'articolo è tratta dal sito www.flickr.com ed è firmata da Makropoulos)
























Sara Cacciatore