La Guerra di Indipendenza Greca
Agli inizi del diciannovesimo secolo, la Grecia viveva ancora una pluricentenaria sottomissione all’Impero Ottomano, cominciata di fatto con la caduta di Costantinopoli nel 1453 e la successiva conquista dell’intero territorio da parte delle truppe di Maometto II il Conquistatore.
Si trattava di una dominazione dura, fortemente centralizzata e con una notevole connotazione religiosa. I Turchi in realta’ non imponevano la conversione ai popoli che facevano parte del loro impero, i quali - anzi - venivano amministrativamente divisi in comunita’ a seconda del proprio credo, dette millet.. Tuttavia le carriere nella pubblica amministrazione e nell’esercito, i cardini dell’organizzazione statale ottomana, erano riservate quasi esclusivamente a chi si fosse convertito alla religione dei conquistatori. Inoltre, anche se ufficialmente tollerate, le culture nazionale dei popoli appartenenti alla Sublime Porta erano fortemente minacciate dalla pressione dei dominatori. Ad esempio, lo studio della lingua greca era vietato, e si deve all’opera del clero piu’ istruito del tempo la sua sopravvivenza, garantita durante i secoli da scuole segrete.
Per la sua naturale conformazione montuosa ed insulare, comunque, la Grecia non era tutta facilmente controllabile militarmente. Non sono rari i casi di zone dove non vi fu penetrazione turca e alcune regioni riuscirono a vivere in sostanziale autonomia. Queste ad esempio erano le regioni montuose del centro della Grecia, dette degli “agrafoi”, letteralmente “non iscritti” , vale a dire di coloro che non venivano compresi nei censimenti statali e che dunque non pagavano imposte; oppure alcune isole, che poterono sviluppare una propria economia e vivere al di fuori del giogo dei dominatori.
Se dunque i paesi e le citta’ erano in mano ottomana, le montagne offrivano scomodi ma sicuri rifugi a quanti si opponevano al dominio straniero. Questi erano i kleftes ( in greco lett. “ladri” ), gruppi di greci resistenti datisi alla macchia, i quali ovviamente non avevano altra scelta se non una tattica di guerriglia e in molti casi di vera e propria razzia, ma che costituirono un disturbo costante per i dominatori. Per contrastare queste bande, furono costituite milizie composte anch’esse da greci, chiamati “armatoloi’”. Si trattava spesso di ex capi kleftes, ai quali l’Impero assegnava territori e forniva uomini e mezzi per contrastare i loro compagni di un tempo. In effetti, pero’, con il tempo questi due gruppi opposti finirono per collaborare, ed anzi insieme costituirono il nucleo dell’esercito rivoluzionario che nel 1821 diede inizio alla lunga e sanguinosa lotta di liberazione, terminata solo con il trattato di Adrianopoli (1829) e i protocolli di Londra.
La guerra, ovviamente, non scoppio’ per caso, ma fu il risultato di un faticoso processo di riappropriazione dell’identita’ nazionale e fu necessaria una lunga marcia di avvicinamento per arrivare ad una presa di coscienza generale del popolo greco al proprio diritto all'autodeterminazione. Un ruolo importante in questo processo va riconosciuto ai Fanarioti, ovvero greci provenienti dal quartiere Fanari di Istambul, che divennero - grazie alle loro doti commerciali e diplomatiche e quindi al loro ruolo di interpreti - importanti funzionari dell’Impero, ottenendo anche il comando e l’amministrazione di intere regioni. Questi, nel corso di tutto il diciottesimo secolo, si adoperarono per lo sviluppo della cultura greca e contribuirono non poco allo sviluppo di quello che venne poi chiamato “l’illuminismo ellenico”, di cui massimo esponente puo’ essere considerato il tessale Rigas Fereos.
Da questi fermenti prese il via dunque il movimento indipendentista greco, che fu subito seguito con interesse e a volte con vero e proprio entusiasmo dalle classi liberali europee, come vedremo meglio in seguito. I circoli dei greci all'estero, in particolare in Francia e in Inghilterra, piano piano costruirono e formarono un vero spirito nazionale, il quale si alimentava degli ardori rivoluzionari dei giovani e delle risorse economiche dei meno giovani, per lo più commercianti che avevano fatto fortuna. Tutto cio’ offriva un forte sostegno alle correnti che già in patria si opponevano al regime turco.
Nacque così, nel 1814, la Filiki Eteria, società segreta che gran parte ebbe nella costituzione del movimento indipendentista nazionale. Promotori e fondatori dell'organizzazione furono Athanasios Tsakalov, Emmanuel Xanthos e Nikolaos Skoufas, uomini d'affari greci stabilitisi a Odessa a seguito della conquista ai danni della Turchia di alcuni territori sul Mar Nero da parte della Russia, che tra l'altro - anche per affinità religiosa - si presentava in quel periodo come massima protettrice delle popolazioni greche. La Filiki Eteria promuoveva idee radicali che prevedevano l'insurrezione armata come unica opzione possibile per il raggiungimento dell'indipendenza e, grazie anche alle possibilità economiche dei suoi aderenti, si impose subito come punto di riferimento per tutti i patrioti ellenici.
Fu infatti cavalcando quest’ideale che Alexandros Ypsilantis, principe danubiano di origine greca per lungo tempo al servizio dello zar di Russia, nonche’ ai vertici della stessa Filini Eteria, alla testa di un piccolo gruppo di liberali riuniti sotto il nome evocativo di “Battaglione Sacro” apri’ le ostilita’ contro i turchi in Moldavia, tentando di far sollevare alcune province dell’Impero, ma non riuscendo nell’impresa per il rifiuto dello zar di fornire il proprio sostegno. Immediatamente dopo, Il 25 Marzo 1821, approfittando anche dell'impegno dell’esercito turco contro Alì Pascià in Epiro ( questi era un governatore della Sublime Porta, di origine albanese, che dopo aver raggiunto un notevole potere autonomo, anche militare, si rivoltò al potere centrale, ma fu sconfitto e ucciso definitivamente nella sua roccaforte di Ioannina ), la bandiera greca fu issata sul Monastero di Aghia Lavra nel Peloponneso dal vescovo Germano di Patrasso, sancendo storicamente l'inizio della guerra. I Turchi risposero con l'impiccaggione del patriarca ortodosso a Costantinopoli, ritenuto responsabile del comportamento del suo millet.
La guerra si estese subito a tutto il territorio greco. Fu un confronto aspro, in cui furono commessi episodi di ferocia da entrambe le parti.A Tripoli, dopo la conquista da parte delle truppe greche di Kolokotronis, furono massacrati 12.000 tra difensori e abitanti. I Turchi non erano da meno: a Chio venne sterminata la quasi totalità della popolazione, circa 25.000 persone. Comunque, gli inizi dell'insurrezione furono favorevoli ai greci, al punto che - dopo la conquista di numerose piazzeforti come Monemvasia, Nafplio, Messolonghi, Atene ed altre - fu proclamata l'indipendenza nel 1822 ad Epidauro.
La lotta per la libertà dei greci fece - come gia’ accennato - molto rumore in Europa. Le potenze del tempo, prime fra tutte per l'appunto la Russia e l'Inghilterra, guardavano con interesse all’affermarsi di una Grecia autonoma, che avrebbe potuto essere utile alla loro politica estera “orientale”. Piu’ fredda invece era l’Austria, la quale temeva che le idee rivoluzionarie greche si estendessero per contiguita’ geografica ad altri territori da essa amministrati, in particolare all’Italia. Le elites culturali invece vedevano in questa il manifestarsi degli ideali romantici all'autodeterminazione dei popoli che si stavano affermando in quel periodo. Inoltre, la guerra di liberazione dal dominio ottomano era sentito un po' dappertutto come una rinascita dell'antica civiltà dell'Ellade e gli insorti erano considerati come degli eredi degli antichi guerrieri greci. Il movimento di opinione che sorresse l'insurrezione fu dunque molto esteso, e da tutta Europa volontari si recarono a combattere sotto le insegne della bandiera greca. Fra questi viene comunemente ricordato il poeta inglese Byron, che mori’ a Messolonghi nel 1824 per una febbre reumatica.
Per la verita’, i ribelli ellenici erano un po’ diversi da come venivano idealizzati in Occidente. Il loro modo di combattere spesso era più vicino alla guerriglia che al confronto aperto, come invece molti europei si aspettavano. Inoltre, com’è naturale, i Greci del diciannovesimo secolo non erano quelli dell'antichità; il loro modo di vita aveva molto di orientale, anche l'aspetto fisico e il modo di vestire era diverso da come se lo aspettavano molti. Questo - insieme ai racconti disillusi di quanti con un po’ di supponenza avevano cercato facile gloria in Grecia, convinti com’erano di poter far valere le proprie conoscenze militari ed invece si erano trovati di fronte un popolo che conosceva molto meglio degli stranieri le tecniche di guerra necessarie in quelle condizioni - ad un certo punto raffreddò anche un po' l'entusiasmo europeo. Cio’ nonostante, si può dire pero’ che in generale il sostegno internazionale non venne mai meno.
Le divisioni interne tra i diversi capi della rivolta (tra cui ricordiamo, oltre al già citato Kolokotronis, anche Botzaris, Karaiskakis, Miaoulis, Sachturis, l’eroina BouBoulina e altri) e i dirigenti politici arrestarono la spinta rivoluzionaria dei primi mesi. E mentre tra questi si arrivava quasi ad una vera e propria guerra civile, i Turchi si riorganizzarono, potendo contare adesso anche sul rinforzo delle agguerrite truppe del pascia’ d’Egitto. Nonostante il ricomporsi dei dissidi tra i greci, l'Impero riconquistò gran parte del Peloponneso, oltre a Messolonghi (protagonista di una memorabile resistenza), Atene ed altre importanti città, al punto che i successi iniziali degli insorti sembravano essere stati vani.
Ma le potenze europee francese, inglese e russa, dopo che per i primi tempi avevano fornito ai greci un sostegno solo economico ( in particolare la Gran Bretagna ), nel 1827 scesero apertamente in campo, con lo scopo di metter fine al conflitto. Nello stesso anno, una flotta congiunta alleata diede battaglia e distrusse la flotta turca ed egiziana del sultano Mahmud II nella baia di Navarino, l’odierna Pylos. Di fatto questa battaglia (che per inciso viene da molti considerata l'ultima grande battaglia combattuta dalla marina a vela) consegnò ai greci - che nel frattempo avevano di nuovo arrestato la controffensiva nemica - la vittoria definitiva. La città di Nafplio fu proclamata capitale del nuovo stato greco (dopo una breve parentesi in cui capitale fu Egina) , mentre Ioannis Kapodistrias - gia’ alto funzionario della corte russa - fu eletto primo presidente. Subito dopo la Russia stessa attaccò l'Impero Ottomano, costringendo Istanbul alla firma, nel 1829, del trattato di Adrianopoli, con il quale veniva riconosciuta l’autonomia della Nazione Greca, trasformata successivamente in indipendenza dai Protocolli di Londra.
La Grecia libera comprendeva allora un territorio molto meno esteso di quanto non lo sia oggi: il Peloponneso, l'Attica, la Sterea Ellada e alcune isole. Sarebbe stato necessario attendere gli inizi del XX secolo, con la conquista progressiva di Creta, di alcune isole dell’Egeo, della Tessaglia, dell’Epiro, della Macedonia e della Tracia, affinche’ lo stato raggiungesse le dimensioni attuali (alcune isole Ionie e il Dodecanneso verranno annesse definitivamente ancora piu’ tardi).
Nel 1831 Kapodistrias - la cui politica interna di impronta autoritaria non era gradita a molti – fu assassinato per mano di alcuni capi manioti, e successivamente le potenze protettrici, soprattutto la Gran Bretagna, imposero la monarchia, con l’incoronazione a Nafplio nel 1833 del principe bavarese Ottone.
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