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Breve storia generale

Breve storia generale Preistoria e Protostoria
Le prime tracce di insediamenti umani in Grecia sono databili a circa 40.000 anni fa, in particolare nella Grecia Centrale e Nord Orientale.
Insediamenti successivi sono stati scoperti anche nel Peloponneso e nelle isole dello Ionio.
Le prime popolazioni sono certamente nomadi o seminomadi che si dedicano - per il proprio sostentamento - prevalentemente alla caccia.
Intorno al 6.000 a.c. le popolazioni cominciano a diventare stanziali, con insediamenti e villaggi in pietra ed argilla, con conseguente scoperta dell’agricoltura e dell’allevamento di animali.
Siamo ancora nell’eta’ della protostoria, ma gia’ si inizia a lavorare la ceramica, con la produzione prevalentemente di vasellame.
Intorno al 3.500 a.c., con l’avvento dell’Eta’ del Bronzo, si intensificano gli scambi culturali e commerciali con i territori limitrofi.
In questo periodo nascono tre grandi civilta’, cicladica, minoica e - successivamente - micenea.

Civilta’ Cicladica
Come dice il nome, il centro e fulcro di questa civilta’ , ancora per molti aspetti misteriosa,
erano le Cicladi, al centro del mar Egeo. Gli storici sono soliti suddividerne la vita in tre periodi, cicladico antico (sino al 2000 a.c.), medio ( sino al 1500 a.c.) e tardo ( sino al 1100).
L’aspetto piu’ noto dello sviluppo di questa civilta’ sono le famose statuette in marmo o pietra, generalmente di piccole dimensioni, raffiguranti quasi tutte figure femminili stilizzate, in alcuni casi molto simili ad opere d’arte contemporanee.
Gli studi archeologici e linguistici hanno evidenziato come fossero sviluppati i contatti commerciali con il mondo esterno, mentre la presenza di fortificazioni e necropoli fanno pensare all’esistenza di un’organizzazione sociale e militare.


Civilta’ Minoica
Sviluppatasi a Creta, la civilta’ minoica fu fiorente grazie ai commerci con l’Oriente, l’Asia Minore e il Mar Nero. Ebbe anche un notevole sviluppo architettonico e artistico, testimoniato dalle vestigia dei suoi imponenti palazzi (Crosso e Festo su tutti, raffinatamente affrescati) e dai ritrovamenti di gioielli e ceramiche.
Anche per il minoico si distinguono tre grandi periodi: antico (3000 a.c. – 2000 a.c. circa), medio (2000 a.c. - 1550 a.c. circa) e tardo (1550 a.c. 1050 a.c. circa).
A Creta si usava una forma di scrittura di origine ancora incerta, chiamata Lineare A, sostituita in epoca tarda dalla Lineare B, probabilmente importata da invasori micenei.
La civilta’ scomparve alla fine del II millennio a.c.. Alcuni studiosi sostengono che questo avvenne repentinamente a seguito di catastrofi naturali o invasioni esterne; altri invece propendono per tempi piu’ lunghi.


La Civilta’ Micenea
Questa si sviluppo’ prevalentemente nella Grecia meridionale e deve il nome al suo centro piu’ importante, Micene, nel Peloponneso.
La civilta’ micenea fu prodotto dell’invasione in terra greca di genti indoeuropee ( Achei, Ioni, Eoli e altri ) che parlavano una lingua che alcuni definiscono “protogreca” e adoravano divinita' celesti.
Sicuramente, per tradizione, storia e cultura, con essi comincia ad imporsi quello spirito elladico che si sviluppo’ nelle eta’ successive, anche attraverso l’arrivo di altre genti dal nord.
L’inizio dell’eta’ micenea e’ databile intorno all’inizio del II millennio a.c. ed ebbe probabilmente fine intorno al 1100 a.c..
Si trattava di una civilta’ evoluta ma fortemente militarizzata. Oltre Micene, infatti, erano numerose le citta’ fortificate con mura possenti, dette “ciclopiche” dai posteri, che le ritenevano costruite da esseri sovrumani. Tra queste le piu'ricordate sono Argo, Tirinto e la fortezza di Orcomeno.
Caratteristica architettonica del periodo sono le famose tombe a cupola (la piu’ conosciuta e’ il Tesoro di Atreo a Micene )


Le invasioni doriche
La civilta’ micenea ebbe fine, gradualmente, a seguito di invasioni di popoli - anch’essi indoeuropei - piu’ arretrati ma dotati di grande spinta aggressiva.
Si trattava di stirpi guerriere, tra le quali la piu’ importante era quella dei Dori, che imperversarono in gran parte del territorio greco, occupando i territori che erano stati degli achei o degli ioni ( queste popolazioni furono asservite, fondendosi con il tempo con gli invasori , anche se parte di esse si rifugiarono in zone che non furono conquistate dai nuovi arrivati).
I Dori portavano con se’ molte di quelle caratteristiche che furono poi dell’uomo greco dell’eta’ classica, ma all’inizio la loro conquista fece regredire l’intera area indietro nel tempo.
I secoli che venirono furono infatti chiamati del “medioevo ellenico”.
Tuttavia bisogna ricordare che le invasioni doriche non ebbero solo effetti negativi: venne infatti introdotta in Grecia la lavorazione del ferro, nonche’ una particolare forma di decorazione geometrica della ceramica.


Eta’ arcaica
E’ il periodo, questo - dopo ‘800 a.c. - , in cui la Grecia rinasce dopo i secoli bui e getta le base della suo splendido e irripetibile futuro.
Si riaffacciano sul palcoscenico della storia le citta’-stato indipendenti (cosi’ come era stato anche in eta’ micenea) le citta’-stato indipendenti , la cui classe dirigente e’ formata da un’aristocrazia derivante dall’etnia dora. Questa gode di numerosi privilegi e per questo entra spesso in conflitto con le classi piu’ basse.
Nonostante l’autonomia delle singole poleis si sviluppa un forte senso di identita’ nazionale, cementato dall’adozione definitiva di un alfabeto greco e dalla nascita di una letteratura (Omero, o chi per lui, scrive in questo periodo, celebrando le gesta degli achei e quindi del comune passato miceneo).
Inoltre in questo periodo vengono codificati alcuni rituali ed elementi estremamente significativi ed unificanti nella vita greca, come ad esempio, nel 776 a.c. i Giochi Olimpici.
I centri che già in questo periodo tendono ad avere maggiore importanza sono Atene e Sparta.
Atene e’ una citta’ aperta ai commerci, essenzialmente marinari, e - dopo aver vissuto anch’essa periodi di grandi confliti sociali e grazie alle riforme del suo arconte Solone - comincia ora a sviluppare quella forma statuale che fu poi considerata la piu’ perfetta democrazia dell’antichita’.
A Sparta, invece, vige una rigida divisione in classi e la societa’ e’ regolata da dure norme di carattere militare, volte alla formazione del cittadino guerriero e alla costruzione di un efficiente esercito. L’istituzione delle leggi relative alla vita comune e militare vengono fatte risalire alla figura mitologica di Licurgo.


Le Guerre Persiane
Uno tra i momenti piu’ drammatici della storia dell’antica Grecia fu il tentativo della Persia, tra i regni piu’ potenti del tempo, di invaderla e conquistarla.
Il pretesto fu dato dall’aiuto prestato da Atene ad una rivolta contro la Persia di alcune citta’ dell’Asia Minore.
Dopo aver domato la rivolta, il re Dario rivolse nel 490 a.c. il suo potentissimo esercito contro la Grecia, ma fu sconfitto a Maratona e dovette abbandonare l’impresa.
Questa fu ritentata dieci anni piu’ tardi da suo figlio Serse, che raggiunse le coste orientali della Grecia con un esercito ed una flotta ancora piu’ imponenti.
Le citta’ stato si unirono per tentare una difesa comune, sotto la guida militare di Sparta e dell’ateniese Temistocle.
E’ a questa guerra che si riferisce il famoso episodio delle Termopili, in cui un manipolo di coraggiosi spartani guidati dal loro re Leonida fermo’ per lungo tempo, all’interno di una gola tra le montagne, l’enorme esercito persiano, per poi essere sopraffatto a seguito di un tradimento.
I greci nel frattempo avevano organizzato una linea di difesa a Corinto, mentre Atene fu evacuata di tutta la popolazione prima che i persiani la raggiungessero e la devastassero.
I soldati ateniesi si erano precedentemente imbarcati sulla flotta, che poteva contare su navi da combattimento molto piu’ agili di quelle persiane.
I greci seppero sfruttare a loro favore questa superiorita’: con un’ abile manovra riuscirono ad imprigionare la flotta nemica in prossimita’ dell’isola di Salamina , ingaggiarono battaglia e la distrussero.
Successivamente, i persiani furono sconfitti anche per terra, a Platea, dalle forze greche alleate comandate dello spartano Pausania .
Abbandonarono quindi l’idea di sottomettere l’Ellade.


L’eta’ Classica e la Guerra del Peloponneso
Nel periodo successivo alle Guerre Persiane, Atene godette del grande prestigio derivatole dal fatto di essere stata fondamentale per la sopravvivenza della Grecia e raggiunse il suo massimo sviluppo commerciale, economico e militare, estendendo la sua influenza su gran parte della Grecia ed in particolare sulle isole dell’Egeo.
Venne costituita la lega delo-attica tra Atene e altre isole e citta’ in grado di allestire una flotta, inizialmente con intenti difensivi nei confronti di possibili ulteriori tentativi persiani di invasione.
Nel 461 ad Atene prese il potere Pericle, il quale - utilizzando le enormi risorse economiche di cui poteva godere lo stato in quel periodo - comincio’ un programma di riedificazione edilizia della citta’, che divenne splendida e funzionale. Venne tra le altre cose ricostruito il Partendone, distrutto dai Persiani, e realizzato un corridoio fortificato che la congiungeva al porto del Pireo. Le arti, la filosofia e la cultura fiorivano in quella che fu giustamente considerata “l’eta d’oro” della sua storia.
Dopo aver ottenuto il controllo dell’Egeo, Atene comincio’ a guardare ad occidente per espandere la propria area di influenza. Venne cosi’ in conflitto con gli interessi spartani, che nel frattempo si erano rafforzati in maniera consistente nel Peloponneso.
Nel 431 a.c. scoppio’ la guerra tra le due citta’ ( il casus belli fu un intervento ateniese a Kerkyra, l’attuale Corfu’, tradizionalmente sotto la sfera d’influenza spartana).
Gli ateniesi, consci della superiorita’ militare terrestre di Sparta, si rinchiusero nella loro citta’, lasciando ai nemici la possibilita’ di devastare l’Attica. Contemporaneamente imposero con la loro flotta il blocco al Peloponneso.
Questa prima fase della guerra si protrasse per 10 anni (durante i quali Atene dovette subire anche un’epidemia di peste che falcidio’ la popolazione e le strappo’ via lo stesso Pericle), concludendosi con un accordo e con un sostanziale nulla di fatto.
La tregua fu rotta nel 413 a.c. quando gli Spartani, corsi in aiuto di Siracusa assediata dagli Ateniesi, distrussero l’esercito e la flotta nemica, imprimendo al conflitto una svolta decisiva.
Tuttavia questo si trascino’ sino al 404 a.c. con la definitiva vittoria di Sparta, che instauro’ nella citta’ vinta un regime oligarchico amico.
Il prevalere di Sparta a seguito della vittoria e le sue mire egemoniche entrarono in rotta di collisione con Tebe, citta’-stato il cui potere militare era in ascesa. Le due potenze si scontrarono a Leuttra, nel 371 a.c , e Sparta ne usci’ sconfitta. Nonostante il cambiamento di schieramento di Atene, che da alleata di Tebe si ritrovo’ al fianco degli spartani, anche nella seguente battaglia di Mantinea nel 362 a.c. Tebe ottenne un’importante vittoria, pur perdendo il suo generale Epaminonda,
Privata del suo brillante condottiero, anche la potenza di Tebe si avvio’ ad un rapido declino.


La Macedonia
La Macedonia era una regione montuosa della Grecia del Nord, considerata dal resto dei greci poco piu’ che barbara.
Nel 359 a.c. divenne re Filippo II, il quale rese il suo stato molto potente militarmente e comincio’ una politica espansionistica che lo porto’ alla conquista di fatto di tutta l’Ellade. Nella battaglia di Cheronea (338 a.c.) sconfisse ateniesi e tebani alleati, costringendoli alla resa le poleis nemiche e acquisendo un potere assoluto su tutta la Grecia.
Nel 336 a.c. , mentre progettava di attaccare la Persia, fu assassinato e gli successe il figlio Alessandro.
Questi - successivamente chiamato il Grande per le sue imprese – era un giovane innamorato della cultura greca ed allievo di Aristotele, dotato inoltre di grande talento per l’arte militare.
Dopo aver sconfitto e raso al suolo Tebe che nel frattempo si era ribellata all’egemonia macedone rivolse la sua attenzione ad Oriente, con l’intento di dar seguito alle mire espansionistiche del padre verso la Persia.
Sbarcato in Asia con un esercito non particolarmente imponente ma estremamente addestrato, sconfisse il sovrano Dario III ad Isso e conquisto’ subito numerosi territori, tra cui l’Egitto, dove fondo’ la citta’ di Alessandria e fu nominato faraone.
Quindi marcio’ alla volta di Babilonia, sconfiggendo il re Dario a Gaugamela nel 331 a.c., conquistando la Mesopotamia e continuando la sua avanzata verso l’India del Nord, annettendo ogni territorio che attraversava, con l’evidente intento di estendere il suo dominio sino ai confini del mondo conosciuto.
Costretto dai suoi soldati - stanchi per i continui combattimenti – a far ritorno a Babilonia, fu colto dalla morte nel 323 a.c..
La grandezza di Alessandro non risiedeva solo nelle sue eccezionali capacita’ di stratega ma anche nel disegno di estendere la cultura ellenica in tutto il mondo, e di fonderla con le tradizioni e le culture dei popoli che incontrava.
Egli stesso aveva assunto atteggiamenti da sovrano asiatico, con l’adozione di rituali che erano per lo piu’ estranei al suo mondo di provenienza, e aveva promosso un piano di matrimoni misti fra i suoi soldati e donne orientali.
Il suo progetto non ebbe successo politico in quanto dopo la sua morte il suo vastissimo impero fu diviso e si disgrego’ rapidamente, ma lo ebbe da un punto di vista culturale, con la nascita di quelle che furono definite le civilta’ ellenistiche in Grecia e fuori di essa e l’adozione da parte di tutti del greco come lingua comune.
Tra i vari regni che nacquero dalla divisione dei suoi domini vanno ricordati il regno d’Egitto, affidato al suo generale Tolomeo (che fondo’ la dinastia Tolemaica), il regno di Persia e Siria ( affidato al generale Seleuco, fondatore della dinastia dei Seleucidi) e l’Asia Minore, che fu amministrata da generale Antigono, i cui discendenti avrebbero poi governato anche la Macedonia.
Nel frattempo molte citta’ greche, tra cui Atene e Sparta, si rendevano indipendenti. Vennero fondate tra le poleis greche la lega etolica e la lega achea in funzione antimacedone.
Tuttavia, la Grecia rimase di fatto sotto l’influenza e il controllo macedone fino alla conquista romana.

La dominazione romana
Con la battaglia di Pidna, nel 168 a.c., i Romani sconfissero i Macedoni. Nel 146 a.c. la Grecia divenne definitivamente provincia romana a seguito del fallimento dell’ultima rivolta della lega achea.
Insieme alla propria dominazione, i Romani imposero alla Grecia anche la loro sagace amministrazione e la loro famosa “pax romana”, assicurandole un lungo periodo di tranquillita’.,
Inoltre, dimostrarono sin da’ll’inizio grande ammirazione per la superiore cultura della terra da loro conquistata.
L’arte e la filosofia greca furono fonte di grande ispirazione per i migliori spiriti romani: il greco quasi subito divenne la lingua colta delle classi nobili, le famiglie piu’ agiate mandavano i propri figli a scuola ad Atene, gli schiavi greci importarono conoscenze artistiche, tecniche e filosofiche.
Roma conobbe dunque un grande sviluppo culturale a seguito del contatto con la Grecia.

L’Impero di Costantinopoli
Dopo l’istituzione di Bisanzio, ribattezzata Costantinopoli, come capitale dell’Impero d’Oriente (324 d.c., inaugurata nel 330) la storia della Grecia comincia a prendere una direzione piu’ autonoma.
Nel 380 d.c. l’imperatore Teodosio fa del Cristianesimo la religione ufficiale dell’Impero, per cui progressivamente la connotazione culturale greca si sposta dalla classicita’ ai valori della teologia cristiana.
Costantinopoli, dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, diventa progressivamente il centro della grecita’ del tempo, e ne difende e ne tramanda la sopravvivenza e lo spirito in un’ottica diventata ormai cristiana.
Durante i circa 1100 anni della sua esistenza, l’impero bizantino entra in guerra con persiani, arabi, bulgari, turchi e tanti altri, alternando vittorie e a sconfitte, momenti di splendore ad altri di decadenza, ma riuscendo sempre a rimanere il faro della cultura ellenica nel medioevo.
Paradossalmente,prima della sua caduta definitiva - avvenuta nel 1453 per mano dei turchi ottomani - Costantinopoli riceve i suoi danni peggiori dall’Occidente cristiano (nel 1053 e’ ufficialmente datato lo scisma con il quale le due chiese romana e greca si separarono e diedero luogo alle due confessioni cristiana-cattolica e cristiana-ortodossa).
Nel 1204, nel corso della quarta crociata, su istigazione di Venezia (la quale a sua volta ha una grande importanza per la storia della Grecia di questo periodo, data la sua consistente presenza commerciale e militare in terra greca) viene conquistata dai latini, che le infliggono un colpo dal quale non si risollevera’ piu’, nonostante la riconquista da parte dell’imperatore Michele VIII Paleologo pochi decenni piu’ tardi, nel 1261.

La dominazione Ottomana
Con la capitolazione del 1453 della citta’ ai turchi - e con la conseguente conquista da parte di questi di tutto il suo territorio, - comincia per la Grecia un lungo periodo di sottomissione.
I Turchi, pur non imponendo la propria religione, costituiscono una costante minaccia per la cultura greca, che sopravvivera’ in maniera piu’ o meno occulta grazie alla determinazione di gran parte del popolo.
Nonostante la dominazione ottomana, alcuni territori rimangono ancora per lungo tempo sotto l’influenza veneziana. Inoltre, alcune zone impervie o alcune isole non vengono di fatto amministrate dalla Sublime Porta, e gli abitanti di queste zone vivono in sostanziale autonomia.
Nel corso dei quasi quattro secoli di dominazione ottomana furono sempre attive sacche di resistenza, affidate all’azione dei kleftes (lett. “ladri”), bande di greci ribelli che vivevano alla macchia dediti alla guerriglia e al brigantaggio, i quali pero’ incarnavano l’aspirazione all’indipendenza dei greci tutti ( i kleftes, insieme agli armatoloi, altri greci ingaggiati dai Turchi per combattere i primi ma che finirono con il tempo per collaborare, costituirono la spina dorsale dei primi eserciti impegnati nella Guerra di Indipendenza).
Nel 1821 i Greci, ispirati dall’azione della societa’ segreta Filiki’ Eteria, insorgono contro l’Impero Ottomano, cominciando una sanguinosa guerra di liberazione che li portera’, anche grazie all’intervento dell’Inghilterra, Francia e Russia - che distrussero a Navarino la flotta turca - all’Indipendenza, nel 1830.
Il nuovo stato greco, considerevolmente meno esteso di quanto non lo sia oggi, elegge come proprio presidente Ioannis Kapodistrias, ex ministro degli esteri dello zar di Russia.
Dopo poco tempo, questi viene assassinato e viene instaurata in Grecia la monarchia, con l’elezione di Ottone, principe di Baviera.
Il nuovo re sposto’ la capitale da Nafplio ad Atene, dove istitui’ l’Universita’.
La sua corte era composta per lo piu’ da bavaresi e il suo regno fu autoritario. Una rivolta nel 1843 lo costrinse a concedere una Costituzione e a istituire un Parlamento. Infine, nel 1862 fu deposto da una sollevazione popolare.
Gli successe il principe Gugliermo di Danimarca con il nome di Giorgio I, il cui regno duro’ sino al 1913 ( quando verra’ assassinato da un folle) e coincise con un periodo di sviluppo ed espansione della Grecia.
Giorgio I emano’ nel 1864 una nuova Costituzione, amplio’ i confini della Grecia con l’annessione della Tessaglia e di parte dell’Epiro. Inoltre, sotto il suo regno, anche Creta entro’ a far parte della Grecia, grazie all’opera del presidente dell’assemblea cretese, Eleftherios Venizelos, il quale divenne successivamente Primo Ministro della Grecia.
Nel 1896 si tennero ad Atene le prime Olimpiadi dell’era moderna.
Dal 1912 al 1913 la Grecia fu impegnata nelle Guerre Balcaniche ( che videro coinvolte, diversamente schierate in campo, la Serbia, la Bulgaria e la Turchia), le quali le permisero l’acquisizione di nuovi territori, come la Macedonia, parte della Tracia, un’altra parte dell’Epiro ed alcune isole dell’Egeo.
Nel 1913 sali’ al trono il figlio di Re Giorgio, Costantino I.

La Prima Guerra Mondiale
Allo scoppio della guerra in Europa, anche in Grecia si assiste al confronto tra neutralisti e interventisti.
Il re Costantino, anche per legami familiari con la famiglia regnante tedesca, e’ propenso a una posizione neutrale, mentre il primo ministro Venizelos e’ un deciso assertore dell’entrata in guerra a fianco degli alleati Inghilterra, Francia e Russia.
La posizione del secondo prevalse, la Grecia entro’ in guerra e il re lascio’ il paese.
Al termine del conflitto, pero’, pur dovendo essere annoverata tra i vincitori, la Grecia non ottenne quei territori in Asia Minore che le erano stati precedentemente promessi dalle potenze europee.
Nel 1920, Venizelos decise di mandare - con il tacito accordo degli alleati - le sue truppe a Smirne, con l’intento dichiarato di proteggere la numerosissima comunita’ greca della citta’ ma anche con quello di impiantare una testa di ponte per un’avanzata in territorio turco.
L’esercito greco fu accolto dai compatrioti di Smirne come liberatore e l’anno successivo raggiunse Ankara, dove pero’ fu fermato dalle truppe di Mustafa Kemal Ataturk ( lett. “padre dei turchi “), il quale aveva dato vita ad un vasto movimento nazionalista che avrebbe condotto la Turchia dal Sultanato alla Repubblica.
I greci ripiegarono, incalzati dai turchi, che raggiunsero Smirne e la diedero alle fiamme. Molti cittadini greci furono uccisi o cacciati, mentre l’esercito sconfitto era costretto a tornare in patria (1922). Questo episodio viene ricordato come “i katastrofi’” (la catastrofe), anche perche’ i successivi trattati di Losanna del 1923 sancirono uno scambio di popolazioni tra i due paesi, facendo affluire in territorio greco almeno un milione e mezzo di rifugiati che non ebbe davanti a se’ - in larga parte - altro che un destino misero ai margini della societa’.
Nel marzo 1924 la monarchia (regnante Giorgio II) venne sostituita con la repubblica.
Nel 1828 torno’ al potere Venizelos che pose fine ad un periodo di instabilita’, ma che - nonostante un piano di risanamento - non riusci’ a ristabilire una situazione gravemente compromessa non solo dai recenti fatti interni ma anche da una congiuntura economica internazionale sfavorevole.
Nel 1933 i repubblicani furono sconfitti alle elezioni. Venizelos tento’ un colpo di stato di impedire il ritorno della monarchia ma falli’ e fu mandato in esilio. Di li’ a poco mori’.
Nel 1935 fu reinsediato Giorgio II, il quale affido’ il proprio governo al generale Metaxas, capo della destra parlamentare, il quale immediatamente dopo assunse poteri dittatoriali, in accordo con il sovrano.

La Seconda Guerra Mondiale
Metaxas istauro’ un regime di polizia, disciolse il partito comunista e i sindacati e ne mando’ in esilio i dirigenti, istitui’ milizie paramilitari e una rigida censura sulla stampa, ispirandosi ad ideali nazionalisti e al glorioso passato ellenico.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Metaxas si rese protagonista di uno storico rifiuto a Mussolini di utilizzare il territorio greco per le proprie operazioni militari, in coerenza con le proprie convinzioni non interventiste.
Il suo “Ohi!” ( No) e’ ancora oggi ricordato come festa nazionale.
Gli italiani attaccarono la Grecia, ma furono fermati e respinti in Albania.
Tuttavia, nulla pote’ la Grecia contro i tedeschi, intervenuti a sostegno degli italiani, anche se il successore di Metaxas, Korzys, aveva dato il permesso ai britannici di sbarcare truppe sul proprio territorio e poteva contare quindi sul loro aiuto.
Hitler dunque si impadroni’ della Grecia e il periodo di occupazione nazista fu estremamente duro. Nacquero movimenti partigiani (l’Elas e l’Eam di ispirazione comunista, insieme all’Edes, di matrice monarchica) mentre si formava un governo in esilio.
A seguito delle vicende della guerra, i tedeschi furono costretti a ritirarsi nel 1944.
I gruppi partigiani, tuttavia, continuarono a combattersi tra loro per motivazioni ideologiche, preparando il terreno alla guerra civile che insanguino’ la nazione nell’immediato dopoguerra.

La guerra civile
Dopo che la polizia apri’ il fuoco su una manifestazione di comunisti e dopo giorni di scontri tra destra e sinistra, le truppe inglesi di stanza in Grecia intervennero per impedire il prevalere dell’Elas e dell’Eam.
Le successive elezioni furono boicottate dalla sinistra comunista e decretarono la vittoria dei monarchici e il conseguente ritorno di Giorgio II.
I comunisti costituirono l’Esercito Democratico Greco, sotto il comando di Markos Vafiadis, e diedero vita ad un lungo conflitto militare (datato convenzionalmente 1946/1949).
Il neonato esercito riusci’ in breve a controllare gran parte della Grecia del Nord, in particolare ai confini con l’Albania e la Jugoslavia, e successivamente anche parte di Creta e del Peloponneso e alcune isole dell’Egeo, nonostante gli aiuti forniti da Gran Bretagna e Stati Uniti al governo ufficiale, formato da monarchici e liberali.
Nel frattempo questo aveva dichiarato illegale il comunismo e introdotto un “certificato di affidabilita’ politica” di cui tutti dovevano essere in possesso per votare e trovare lavoro (rimasto in vigore fino al 1962).
L’Esercito Democratico Greco arrivo’ col tempo a controllare vaste aree rurali, ma l’incapacita’ di conquistare le citta’ , la fine dei finanziamenti provenienti dalla Jugoslavia (che nel frattempo aveva “rotto” con l’U.r.s.s.) e la perdita del Peloponneso ne esaurirono la spinta offensiva, per cui la guerra si trascino’ ancora per in po’ e quindi si spense, lasciando il paese in uno stato di grande prostazione economica e morale, che causo’ un massiccio movimento di emigrazione verso Stati Uniti, Canada, Europa e Australia.

Il dopoguerra, i colonnelli, Cipro
La Grecia entro’ nella Nato nel 1951. I partiti di destra presero il potere, prima con il generale Papagos e poi con Kostantinos Karamanlis (1955).
Nel 1958 nasceva l’Unione di Centro di Gheorgos Papandreou.
Il partito di Karamanlis, l’ERE, vinse le elezioni del 1961, ma - accusato di brogli e a seguito di violenti disordini politici - questo fu costretto a dimettersi e ad autoesiliarsi all’estero.
Papandreou sali’ al potere nel 1964. La sua politica di apertura alle sinistre - unita a consistenti tagli al bilancio della difesa - provocarono il malcontento, oltre che della destra, anche delle alte gerarchie militari.
Nel 1967 un gruppo di colonnelli, guidati da Gheogos Papadopoulos, effettuo’ un colpo di stato e istitui’ alla guida del paese una giunta con lo stesso Papadopoulos come Primo Ministro. Un tentativo del re Costantino di riprendere in mano la situazione falli’.
I colonnelli abolirono tutti i partiti politici ed i sindacati, imposero la legge marziale e la censura sulla stampa, arrestarono migliaia di oppositori politici.e molti greci furono costretti ad espatriare.
Nel 1972 la Grecia fu proclamata ufficialmente una Repubblica.
Sulla storia del secondo dopoguerra greco grava come un macigno la questione di Cipro, la cui popolazione era, ed’ e’, per l’80% circa greca.
Le aspirazioni di questa larga porzione di abitanti era l’unione (enosis) con la Grecia, che a sua volta era favorevole a tale possibilita’.
Tuttavia, ne’ la Gran Bretagna (l’isola era una colonia inglese ) ne’ gli Stati Uniti vedevano di buon occhio l’eventualita’, per l’interesse strategico che Cipro aveva in quella zona del Mediterraneo.
Inoltre, esisteva anche una parte di cittadinanza di origine turca, non favorevole all’ enosis per evidenti ragioni di natura etnica.
Nel 1958 l’EOKA, un gruppo nazionalista paramilitare greco-cipriota attacco’ con le armi i soldati inglesi presenti nell’isola, ricorrendo anche ad atti di terrorismo.
Le tratttative che seguirono tra le nazioni interessate portarono alla decisione di rendere indipendente l’isola, con l’arcivescovo Makarios come presidente della nuova repubblica ed un turco come vice-presidente.
L’attivita’ dell’EOKA tuttavia non cesso’.
La giunta militare greca nel 1973 fu sostituita alla guida del paese dal generale Ioannidis.
Nella caduta di Papadopoulos furono decisivi i fatti accaduti al Politecnico di Atene, durante i quali la polizia , intervenuta per disperdere una manifestazione di studenti, causo’ circa venti morti e numerosi feriti.
Nel tentativo di conseguire un successo estero che gli desse consenso anche all’interno, Ioannidis rivolse la propria attenzione verso Cipro, complottando per assassinare Makarios e annettere l’isola alla Grecia
Questi si accorse del pericolo e fuggi’ all’estero. L’incarico di guidare il paese fu affidato ad un ex leader dell’EOKA. La Turchia reagi’ invadendo parte dell’isola stessa, causando quella divisione che ancora oggi persiste.

Il ritorno della democrazia
Le alte gerarchie militari si resero conto che la situazione interna era divenuta insostenibile e richiamarono dal suo esilio di Parigi Kostantinos Karamanlis.
Il vecchio leader vinse le elezioni con il suo partito Nuova Democrazia, nel 1974.
Fu revocato il bando che esisteva da tempo ai partiti comunisti.
Andreas Papandreou, figlio di Gheorgos, fondo’ il Pasok (partito socialista panellenico).
Karamanlis rivinse le elezioni nel 1977. Nel 1981 la Grecia entrava a far parte della Comunita’ Europea.
Nel 1981 le elezioni venivano quindi vinte dal Pasok, che - con alterne fortune - resto’ al potere praticamente per tutti gli anni Ottanta.
Dal 1990 in poi i due principali partiti si sono alternati alla guida della nazione: nel 1990 vinse le elezioni Nuova Democrazia, nel 1996 e’ stata la volta del Pasok, nel 2004 ancora di Nuova Democrazia, guidata dall’attuale Primo Ministro Kostas Karamanlis, figlio di Kostantinos.