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300 - Le Termopili

300 - Le Termopili Serse, re di Persia stava preparando la guerra contro i Greci da anni, come una sorta di rivincita della sconfitta subita dal padre Dario a Maratona, che aveva posto fine al primo tentativo persiano di soggiogare l’Ellade.
Gia’ nel 484 il suo immenso esercito ( Erodoto parla addirittura di 2 milioni di uomini, ma probabilmente e’ piu’ verosimile che gli effettivi persiani fossero compresi tra i 200.000 e i 500.000, comunque un numero impressionante) si era attestato in Asia Minore, con l’evidente scopo di proseguire verso la Grecia.
Tuttavia, prima di muoversi, mando’ ambasciatori in Grecia affinche’ questi si sottomettessero formalmente.
La sottomissione significava il riconoscimento del Re di Persia come sovrano, l’obbedienza e il pagamento di tributi. Ma il modo di vivere delle poleis greche non sarebbe stato cosi’ dissimile dal solito, avrebbero in fondo mantenuto le proprie tradizioni e - se non un’autonomia – una certa possibilita’ di azione in politica interna, cosa che gia’ avveniva nelle colonie greche dell’ Asia Minore sotto il dominio persiano.
Per questo, molte citta’, tra cui Tebe e le citta’ della Tessaglia, Argo ed alcune altre, dichiararono di accettare il diktat straniero.

Molte, ma non tutte: in particolare Sparta ed Atene avevano rifiutato di cedere alle richieste degli ambasciatori di Serse (a Sparta furono addirittura uccisi) Entrambe infatti erano citta’ che avevano una certa supremazia sulle altre, la prima di natura politica e militare, la seconda di natura culturale e morale (anche se l’apogeo in questo settore lo visse alcuni decenni piu’ tardi). Il loro esempio fu seguito da numerose altre citta’ stato, ed insieme si prepararono a difendersi dall’inevitabile invasione persiana.
I Persiani mossero guerra nel 480 a.c.: una parte dell’esercito raggiunse la Grecia via terra, superando con un ponte di barche l’Ellesponto; un’altra invece fu trasportata dalla flotta verso le coste orientali.
I Greci, che nel 481 a.c. si erano riuniti presso Corinto per dar vita ad una Lega Panellenica guidata da Sparta, si apprestarono alla difesa. In particolare, il re spartano Leonida concepi’ un piano per arrestare la marcia nemica tanto ardito quanto geniale: avrebbero atteso i Persiani al passo delle Termopili, obbligatorio da attraversare per il proseguio del cammino vista la loro posizione.

Termopili significa letteralmente “porta calda”, con evidente riferimento a sorgenti di acqua calda presenti in zona in quel periodo.
Si trattava di un passaggio ancora oggi molto stretto, ma che allora non superava i trenta metri in larghezza. La speranza di Leonida era che in quello spazio angusto la superiorita’ numerica dei Persiani sarebbe stata annullata.

La vicenda di Leonida e’ rimasta alla storia come la resistenza di trecento spartani al grande esercito invasore. In realta’, complessivamente, i 300 erano un po’ di piu’, circa 7.000. Il contingente spartano che guidava le operazioni era effettivamente formato da trecento uomini, ma a questi si dovevano poi aggiungere un serie di alleati greci, provenienti dalle citta’ del Peloponneso tradizionalmente sotto l’influenza di Sparta, dalla Focide e da altre, oltre ad un certo numero di Iloti spartani che avevano funzioni ausiliarie. Tra gli alleati va contato anche un piccolo contingente proveniente da Tebe, probabilmente formato da oppositori al regime della polis, che aveva accettato di sottomersi al Gren Re.
Nonostante questo, il nucleo dei trecento spartani fu quello che piu’ contribui’ alla resistenza e che si immolo’ completamente, anche quando si ebbe consapevolezza che tutto era perduto, per questo giustamente la storia ricorda l’impresa come quella dei Trecento.

Serse deve aver riso quando seppe che un esercito cosi’ piccolo si opponeva al suo, per cui - in attesa che tutto i suoi uomini si riunissero - tergiverso’ per cinque giorni, poi decise di spazzarlo via, mandando all’attacco vari contingenti del suo esercito, tra cui anche i famosi Immortali, la sua Guardia Personale. Non ebbe pero’ nessun risultato: le sue orde non riuscivano a infrangere la falange degli opliti greci, pesantemente corazzati rispetto alla fanteria leggera nemica. Gli attacchi si fermavano infatti di fronte al loro muro formato da pesanti scudi e lunghe lance, ne’ miglior esito avevano gli arcieri, che non potevano tirare da troppo lontano e che quindi venivano poi puntualmente raggiunti e attaccati dai Greci.
Il Gran Re, impossibilitato a passare, arrivo’ anche ad offrire a Leonida il comando di tutta la Grecia se si fosse arreso.
Ovviamente, il comandante spartano rifiuto’ e continuo’ a respingere gli inutili attacchi nemici, infliggendo loro gravissime perdite.
Tutto questo nonostante i Persiani si alternassero negli assalti e i Greci invece fossero costretti a combattere continuamente, prendendosi a turno soltanto pochi instanti di riposo.

Al terzo giorno di combattimento, un greco disertore di nome Efialte mostro’ ai Persiani un passaggio per superare le Termopili, aggirando le postazioni dei Greci in pratico circondandoli.
I Focesi di guardia a questo secondo passaggio non poterono opporre che una breve ed inutile resistenza e furono costretti a lasciare libera la strada ai Persiani.
Quando Leonida lo seppe, capi’ che la battaglia era persa. Cio’ nonostante, dopo aver lasciato libero chi voleva di andar via finche’ era in tempo per trovare scampo, decise di rimanere con i suoi opliti e pochi altri alleati a combattere.

I Persiani gli chiesero di consegnare le armi. Leonida rispose loro di venirsele a prendere. In quest’ultimo eroico scontro i Persiani ebbero ovviamente la meglio, nonostante alcune fonti greche - esagerando un po’ - riportino che ben ventimila di loro caddero nel tentativo di annientare i Greci.
Leonida, epostosi alle armi nemiche forse un po’ troppo, fu colpito a morte. Il suo corpo fu conquistato dai Persiani e recuperato dai Greci ben quattro volte. Gli ultimi sopravvissuti si arroccarono infatti su di un colle a protezione delle spoglie del loro Re, ma furano uccisi tuti dai Persiani con ripetuti lanci di frecce.

I Persiani sconfinarono in Grecia. Misero a ferro e fuoco l’Attica e distrussero Atene. Ma furono sconfitti dalla flotta ateniese di Temistocle a Salamina.
Nel 479 a.c., gli spartani, guidata dal re Pausania e alla testa di diecimila alleati greci, vendicavano Leonida sconfiggendo definitivamente i Persiani comandati da Mardonio a Platea. La Grecia veniva cosi’ liberata dagli invasori.
L’anno successivo, anche le citta’ greche dell’Asia Minore si liberavano dalla Persia, anche grazie all’aiuto di una flotta comandata dallo stesso Pausania.


Probabilmente il sacrificio di Leonida e dei suoi non fu inutile. Avevano rallentato l’avanzata Persiana, avevano inflitto ai nemici gravi perdite, ma soprattutto avevano scalfito la loro sicurezza e dimostrato ai Greci che la vittoria contro un nemico infinitamente piu’ numeroso era possibile.
Re Serse, dopo aver superato la resitenza di Leonida, ne aveva fatto decapitare e poi crocifiggere il corpo.
Alla fine delle ostilita’, i Greci lo andarono pietosamente a recuperare, e lo riportarono in patria, tributandogli i piu’ grandi onori.